Snickare ha scritto:il problema c`e´ a mio avviso quando ci si da un titolo come quello di ebanista da se venendo da tutt´altro background rispetto alla falegnameria e lo si usa per vendere scatole per centinaia e centinaia di euro tramite Instagram..eticamente lo vedo sbagliato,anche nei confronti di chi ebanista lo e´ davvero (vedi Vigano´ o altri..) e ha fatto duri sacrifici per diventarlo e lo ha mostrato con fior fiore di progetti anno dopo anno.
se tu fossi ingegnere (magari lo sei) e io volessi farmi chiamare ingegnere pur non avendo i titoli immagino che un po tu storceresti la bocca,perche dovrebbe essere diverso dall´autodefinirsi ebanista senza aver davvero mostrato praticamente con quale diritto ci si voglia far chiamare cosi..non so e´ soltanto la mia idea.
Forse guardiamo la stessa cosa da punti di vista diversi.
Faccio una breve digressione, una volta un commerciale in azienda mi disse testuali parole :
" ... non importa che sia bello, non importa che funzioni al 100% , non ..... importa che si riesca a piazzare sul mercato "
Oppure l'altro a cui dissi:
".... io so fare A, B e C, ti interessa? "
e lui rispose
" Ma sai rivendere il frutto del tuo lavoro ? No perchè di gente in grado di produrre ce nè quanti ne si vuole. .... Il difficile oggi giorno è vendere i prodotti e servizi."
In soldoni, che tu sia figlio di un re o di un pirata ubriaco poco conta perchè se non hai una forza commerciale alle spalle (e non economica attento) ai voglia a chiamarti ebanista e martelluccio d'oro alla fine del mese il mal di testa è scontato ed inevitabile.
Ora l'etichetta poco conta, se lui si vuol far chiamare pincopallo e riesce a vendere le scatole a migliaia di euro dove sta il problema ? Allora secondo il tuo metro mr ikea andrebbe cacciato dall'albo di quelli che masticano polvere , beh la sua polvere è d'oro.
Per quanto riguarda me, sono un umile informatico figlio, nipote e pronipote di falegname , che ha scelto non so se a torto o ragione ha scelto un 'attività diversa da quella di famiglia , ma ogni tanto ritorno alle origini e faccio fare qualche giro alle macchine della buonanima di papà.
Col senno di poi forse a 20 anni avrei scelto di uscire dall'ala protettiva dell'attività di famiglia per andare a frequentare altre botteghe dove imparare altri pensieri ed altre lavorazioni a me ignote per poi cercare di collocarsi sul mercato non come scatolaio matto , e nemmeno come informatico, ma come falegname.
Farlo oggi a 45 anni , in italia, è per me improponibile devo dare a mangiare a 4 chiodi e con un mutuo da pagare serve un entrata fissa e certa.
Magari un giorno, chissà.... certo è che nulla vieta di lavorare per il comune ed imparare a fare anche altro .
Per il resto spero di aver dato il mio punto di vista senza offendere nessuno