gmgd ha scritto:Quella della precisione in falegnameria è un vecchio argomento che ciclicamente ritorna.
La mia opinione è questa: Si tende sempre più ad affidarsi a strumenti e macchine alle quali
chiediamo un precisione sempre maggiore che venga a sopperire alla nostra mancanza di precisione.
Abbiamo dimenticato ( alcuni non le hanno mai conosciute) tecniche e metodiche per essere
precisi a prescindere dallo strumento, più o meno accurato, di cui si dispone. Ci sono imperfezioni
che l'occhio non può apprezzare, quindi non è così grave che queste siano presenti su un manufatto,
non è che quando fai un mobile qualcuno andrà a fare rilievi con strumenti iperprecisi e ti contesterà:
" questa anta è fuori squadro di 0,00qualcosa! non ti pago! "
Io ho conosciuto artigiani che, forse per esperienza, forse per dote personale, facevano " ad occhio"
ed era difficile, se non impossibile, stabilire ad occhio se ci fosse stato un qualche errore, ovvio che
con una squadretta DIN 875 l'errore c'era eccome!
Nella meccanica è diverso.
questo,intendo della precisione in falegnameria,e´ un argomento piuttosto interessante.. che mi riporta alla mente una tradizione,che probabilmente Aurelio conosce bene,poiche,immagino,anche in Svizzera dovrebbe funzionare nello stesso modo,ovvero il sistema di controllo dell´artigiano tramite la "Geselle" (o come viene chiamata in Svezia "Gäsellprov),insomma una prova finale presente nella maggior parte dei sistemi scolastici del vecchio continente dove l´alunno realizza un manufatto (dipende ovviamente da che tipo di artigianato si tratta..) a sua scelta o guidato dal suo insegnante,scegliendolo tra un certo elenco di vecchie prove oppure disegnandolo da se.
Lo studente calcola poi le ore che presume impieghera´ a terminarlo e manda il disegno a una commissione di mastri artigiani con non meno di 20 anni di esperienza a testa (qui in Svezia mi pare siano 5 nella commissione,forse di piu) che studiano il disegno e il piano dello studente e possono accettare o rifiutare il disegno,chiedendo dei cambiamenti.
Quando il disegno viene accettato inizia la costruzione (questo processo richiede dei mesi) e alla fine il mobile viene presentato davanti a questa commissione che lo esamina meticolosamente,controllando con uno spessimetro,ad esempio,che tutte i gap tra gli sportelli e i cassetti siano identici,la fattura delle code nei cassetti,la finitura..alla fine si ha un punteggio,e eventualmente una medaglia e un attestato che viene rilasciato in una cerimonia annuale.
Ora,tutta questa cosa solo per dire che,e´ vero come dice Michele,che nessun cliente andra´ a controllarti cosi meticolosamente come ho appena descritto un mobile,ma lo scopo di questo test finale e´ quello di mettere l´artigiano davanti ai suoi limiti obbligandolo ad essere focalizzato sul suo obiettivo in modo da rendere il piu alto livello di qualita´ possibile,almeno una volta nella vita.Credo che la differenza la faccia il cercare la perfezione e la precisione assoluta,pur sapendo che non la si potra´ ottenere,ma si cerca comunque di sviluppare questo modo di pensare e di allenarlo facendolo diventare una routine in modo da riuscire ad avvicinarsi alla perfezione il piu possibile.
Lo stesso discorso vale per le squadre e altri strumenti di misura in falegnameria:tutti noi vogliamo realizzare un buon mobile,non ho mai sentito nessuno dire "e´ tutto storto,sono soddisfatto comunque" e secondo noi lo strumento di misura di ottima fattura e´ quello che poi ci portera´ ad avere il risultato piu vicino alla perfezione,purtroppo il discorso e´ ben piu ampio,e un errore piccolo,non solo di misura,ma anche di riferimento (chi non ha mai "girato" una linea attorno a un pezzo per poi accorgersi alla fine che l´ultima linea non combacia con la prima tracciata?in questo caso entra in gioco la faccia e la costa di riferimento da cui si tirano tutte le linee,ma questo e´ un altra storia..)puo mandare all´aria tutto il lavoro fatto.
cosa e´ piu importante,la precisione in se o la ricerca della precisione fine a se stessa..?non so..
Per Sandro,l´artigiano con cui iniziai a lavorare in Italia aveva costruito da se una grande squadra in legno proprio usando 3 4 5 o una delle altre combinazioni..

