Roland ha scritto:beppe, contavo su un tuo commento anche sulle sostanze a contatto con alimenti, non solo l’alluminio ma anche il PTFE nella carta forno o per il rivestimento antiaderente di pentole.. E la pellicola che dice alfredo, forse un tempo pvc ora credo LDPE, contiene o meno dei composti aggiunti per migliorare la plasticita o la flessibilita? Perchè compare ancora l’avviso sul contatto di sostanze grasse? credevo fossero gli ftalati che venivano rilasciati nei grassi....
Scusa la raffica di domande ma sull’argomento polimeri so che sei molto preparato
Rolando la questione è leggermente complessa, sull’alluminio non ho informazioni a parte quelle generali, ed il ricordo che mia mamma non lasciava nulla di cotto nelle pentole di alluminio, parlando oggi e sottolineo oggi della cosiddetta pellicola per alimenti, la stessa è ottenuta con un processo di estrusione in più strati in testa piana esclusivamente con diverse tipologie di polietileni, supponiamo di avere un film in tre strati (possono essere anche cinque) ma diciamo un tipo comune, ci sono solo polietilene bassa densità e polietilene lineare che favorisce l’estensibilità, considera che parliamo di applicazioni casalinghe e non industriali, nessuno di questi film ha mai sentito parlare di ftalati o bisfenolo , quella che tu chiami plasticità è l’estensibilità, che è data esclusivamente dal lineare, materiale di basso costo, nessun trasformatore mette additivi.
L’avvertenza relativa ai grassi, è tecnicamente legata alla eventuale cessione e/o migrazione, è esclusivamente legata alle temperature di esercizio del film, a memoria rammento che non può essere messa in forno, in microonde o comunque a temperature superiori a 70 gradi, l’avvertenza è data esclusivamente per la questione odori, ed anche per evitare che metti la roba in forno con il film, e la parmigiana sa di polietilene, ma ribadisco nessuno di questi film ha alcuna di quelle sostanze, chimicamente sono materie prime inerti, si potrebbero anche ingoiare ed a parte la non masticabilità e l’espulsione in granellini, non ci sono altri problemi, ma ripeto parliamo di film a base polietilenica.
Per quanto riguarda il PTFE ho una preparazione abbastanza scadente, nel senso che è una materia prima che non avendo mai venduto ho approfondito poco, so però che un intermedio di produzione è il tetrafluoroetilene, relativamente al PVC, considera che lo stesso è largamente diffuso nel medicale, i controlli sono molto rigidi il PVC ha un peccato di origine è polivinilcloruro, ovvero ci sono clorurati, e, se plastificato in manufatti di bassa fascia di costo, lo è con ftalati, è peraltro un polimero usato in tantissime applicazioni per fare mente locale le finestre, non ho mai avuto un buon rapporto con questo materiale, sino a qualche anno addietro i tubi plastificati di irrigazione erano fatti da PVC e plastificanti qualcuno che ha i miei anni rammenterà come d’inverno diventassero estremamente fragili, questo accadeva appunto per la migrazione dello ftalato.
I processi chimici sono spesso pericolosi, molto pericolosi, l’etilene è una materia prima che non è stoccata a terra, ci sono un tot di navi che girano il mondo con etilene a bordo, lo dico solo per dare un’idea, ma ancora più rilevanti sono i comportamenti a mio avviso criminali di tante aziende
Cito un estratto della sentenza di condanna recente: “perché SNIA è sempre stata consapevole delle proprie responsabilità ambientali tant’è che nei bilanci 2002 e 2003 inserisce 60 milioni di € per i siti di Brescia Colleferro e Torviscosa, soldi che non sono mai stati spesi anche dopo la nascita di Sorin, anche i PCB sono stati prodotti sino al 1984, l’inquinamento delle falde a causa di questi comportamenti è proseguito in modo permanente”
Per non parlare di Bophal ad opera della Union Carbide nel 1984 o di Seveso nel 1976, e mi fermo qui, l’avidità di alcune società industriali ha provocato questi disastri sull’altare del profitto fatto a spese di alcune banali norme di sicurezza.
beppe