da CavalloGoloso » sab 01 dic, 2018 23:46
Io ho fatto il Paracadutista Pisa nel 1984 e Livorno nel 1985. Sono stato in forze in quello che ora si chiama 185° RAO (reggimento acquisitori d'obiettivo) ho fatto i lanci militari e parecchio duro addestramento. Non andavo mai a casa e sarei rimasto volentieri in quel "corpo" se non fossi stato fuorviato dall'esubero di ormoni che all'epoca definivo "amore" verso una con cui mi ero messo da poco prima di partire (avevo vent'anni). Nei Parà si andava da volontari e io ho voluto fare quell'esperienza perché avevo bisogno di provare a me stesso che valevo qualcosa. Pensavo, allora, che se fossi riuscito a saltare da un aereo non avrei mai più avuto paura di nulla nella vita e questa era una condizione mentale che ritenevo di dover maturare in quanto "uomo". Così ho continuato a saltare dagli aerei anche quando non indossavo la divisa visto che i miei finesettimana li passavo lontano da casa, ma anche dopo il congedo ho continuato a saltare fino a quando non mi sono reso conto che era uno sport che costava più di quanto non potessi permettermi di chiedere ai miei genitori che, per quanto non capissero i miei fermenti interiori, tendevano ad assecondare quelli che, oggi, definisco i miei capricci.
Il risultato è che non ho esorcizzato la paura e quindi potrei esse indotto a pensare che la naja non è servita a nulla se non a lasciarmi la sensazione di avere fatto qualcosa di speciale e, sopratutto, di avere imparato a confrontarmi con tanti miei coetanei del "nord". Era un tempo in cui, verso i Meridionali e i Siciliani, serpeggiava un certo malanimo tra quelli che abitavano la parte alta dello stivale e nei Parà di meridionali ce ne stavano pochi e di siciliani, nella caserma Piascane di Livorno c'ero solo io. Ricordo qualche atteggiamento sgradevole da parte di alcuni nei miei confronti ma, per la gran parte dei miei fratelli di naja ero diventato un vero amico. Mi spiace di non essere riuscito a fare cambiare idea sui Siciliani a quei pochi "oltranzisti" per cui sono rimasto "uno da evitare" ma siccome ho sempre pensato che non è obbligatorio piacere a tutti, me ne sono fatto una ragione.
Io non ho una precisa convinzione sul fenomeno della Immigrazione, mi è, invece, piuttosto chiaro cosa voglia dire "emigrare" dato che il mio nonno materno è stato emigrato in Argentina, quello paterno in Australia, mio padre è emigrato in Germania e io sarei emigrato, magari non fuori dall'Italia, magari solo in Toscana, se solo non avessi avuto la mala ventura di legarmi a ogni donna con cui ho avuto una relazione. Pazienza. Quello che è certo è che non credo che i miei nonni prima, mio padre dopo e io, in via del tutto ipotetica, abbiamo molto da rimproverarci se abbiamo guardato un po più in la del nostro perimetro geografico quando abbiamo cercato di darci un'identità che, forse, non tutti possiedono per dote naturale.
I fenomeni migratori che stanno infiammando gli animi mi paiono un fatto assolutamente normale così come trovo normale il tentativo di contenerli. Questo è il gioco della Storia. Il mondo è andato avanti per millenni così e scaldarsi su questi temi è un fatto del tutto inutile.
Io vorrei che si riflettesse sul fatto che il tasso di crescita demografica dell'Africa è incommensurabilmente più alto di quello Europeo e mentre l'età media del popolo Europeo è di 42 anni, quella del popolo Africano è di 17. Come pensate che possa evolvere questo dato se non col fatto che il momento in cui l'Europa non sarà più come siamo abituati a vederla è ormai alle porte? Siamo un'umanità che ha fatto il proprio tempo e il novo ha la pelle nera. Che ci piaccia o no!. Forse non saremo noi a vedere questi cambiamenti e forse nemmeno i nostri figli, ma i nostri nipoti quasi certamente.
L'impero Romano è stato schiacciato non dalle orde barbariche ne dalla propria politica che era tutt'altro che "nazionalista" (dico questo a scanso di equivoci per quanti pensano che il Nazionalismo sia il male assoluto) Così come i popoli Nativi Americani non sono stati vittima della loro "apertura".
Il fatto è che i popoli, così come tutte le cose, hanno un ciclo vitale e il ciclo vitale dell'Europa sta in una fase che impone un ricambio etnico.
Non mi entusiasma l'idea di avere per casa dei nipoti Afroeuropei, ma credo sia una cosa a cui debbo cominciare a pensale come "possibile".
MA sarebbe poi un male in senso proprio? Non tutto quello che non conosciamo è male, semplicemente non lo conosciamo. Parlo da persona assolutamente poco incline a certe aperture culturali.
S'hana satari centu piatti vacanti pi nni pigghiari unu chinu!
-Tony-