pontello ha scritto:Normale militare, 8/88...
CAR a Macomer... una compagnia tutti romani, una compagnia tutti sardi, una unica squadra con tutto il resto d'Italia più i ritardatari...![]()
Poi a Roma... e dato che avevo già un po' di esperienza informatica, mi hanno cooptato in quel campo.
Che dire... prima di partire, pensavo che sarebbe stato un anno buttato.
Col senno di poi, è stata una esperienza positiva... un anno che alla fine serve per passare dalla spensieratezza della scuola al duro (perlomeno per la gente normale) mondo del lavoro.
Conosciuto tanta gente, di ogni parte dello stivale, che ricordo con piacere... ecco, anche vivere spalla a spalla con gente diversa, aiuta a capire che siamo tutti diversi... ed il bello è proprio quello!
GP
Roland ha scritto:Con tutto il rispetto per le esperienze personali, mi permetto di avanzare il dubbio che il giudizio indulgente odierno, sia mediato dai ricordi di un periodo della vita di quando si era giovani e vivaci, entusiasti e spensierati, un periodo nel quale quasi “qualunque esperienza da cui si usciva sani e salvi” sarebbe stata ricordata come positiva.
In linea di principio che ciascuno dia il proprio contributo al funzionamento dello Stato e metta a disposizione la proprie energie e tempo per la difesa della collettività è giusto, imho. Ma se si innestano su questo l’obbligatorietà, l’esaltazione del corpo o della divisa, il bullismo, il nonnismo, il culto delle armi, la disciplina imposta come punizione, tutto questo si vanifica. In fondo sono stati qui ricordati gli assalti a fuoco e i sommergibili di cui difficilmente riesco a trovare una connotazione pacifica. Non è una critica a chi ha svolto il servizio li o ha fatto la naja negli incursori o nei parà sia chiaro, ricordo che a quell’età vi era anche tra coetanei un senso di competizione e di prova di coraggio.
Penso anch’io comunque che certi modelli siano in sé diseducativi, e il pretesto che un corpo militare serva per gli interventi in caso di calamità pubbliche, o per la lotta alla criminalita, mi pare strumentale. Serve si, ma ha eminentemente altri scopi, negarlo sarebbe stravolgerne il significato.
La giustificazione poi, che si avesse bisogno della naja per sancire il taglio del cordone ombelicale con la mamma e la famiglia, è anch’essa pretestuosa. In società meno mammone della nostra, a quell’età i giovani vanno via di casa per conto proprio, senza bisogno della chiamata alla leva. Anzi spesso essa è proferita dalla madre stessa: “leva le tende!”
Mi piace pensare che più il giovane si apre, viaggia, vede, conosce altre realtà, più diventa tollerante nei confronti di altre culture perchè ne capisce le ragioni e la ricchezza della diversità.
La naja può aver assolto in modo limitato questa funzione in passato, ma ora direi che se uno si vuole muovere ci sono strade e mezzi, se è sentita l’esigenza culturale... Il timore è semmai che poco sia stato fatto in questa direzione: l’”estraneo”, il commilitone “strano” che non rientrava a casa nei permessi, perchè doveva farsi 20 ore di treno, quello delle isole o delle valli sperdute del nord, che prima si prendeva in giro e poi magari diventava l’amico fidato, è solo un po’ piu lontano, non è piu quello col dialetto diverso, ma quello con la lingua o con la pelle diversa.
Se solo volessimo i modi per allacciare rapporti di amicizia con gente di cultura diversa ci sarebbero, vedi la rete, i traduttori e quant’altro. Manca la volontà.
Forse mancano proprio i giovani, ma è tutto relativo.
PS: Una volta dovetti fare delle misure in una casa di riposo. Entrai con il medico del lavoro e dei tecnici della allora Omnitel in una stanza a posizionare le antenne. Età media dei misuratori 40-45 anni, forse di piu.
Le ricoverate che erano nei loro 80-90 esclamarono: “Quanta bella gioventù!”
irrinunciabili.Roland ha scritto: il pretesto che un corpo militare serva per gli interventi in caso di calamità pubbliche, o per la lotta alla criminalita, mi pare strumentale. Serve si, ma ha eminentemente altri scopi
Bullnose ha scritto:Onestamente non vedo per niente l'esigenza di gente con la pelle diversa in Italia. Ho abitato in posti dove il cosiddetto multiculturalismo è diffuso e onestamente non ci trovo nulla di.buono è positivo. Il solito mantra dei mondialisti che vogliono distruggere le popolazioni autoctone europee per importare nuovi schiavi disposti a vivere con poco a beneficio di chi è già superricco. Onestamente non accetto più questi discorsi, da parte mia mi impegnerò a lottare contro il cosiddetto multiculturalismo negativo sia per noi che per i colorati.
Fabio25 ha scritto:
Non lo hai fatto il militare vero?
Roland ha scritto:Bullnose ha scritto:Onestamente non vedo per niente l'esigenza di gente con la pelle diversa in Italia. Ho abitato in posti dove il cosiddetto multiculturalismo è diffuso e onestamente non ci trovo nulla di.buono è positivo. Il solito mantra dei mondialisti che vogliono distruggere le popolazioni autoctone europee per importare nuovi schiavi disposti a vivere con poco a beneficio di chi è già superricco. Onestamente non accetto più questi discorsi, da parte mia mi impegnerò a lottare contro il cosiddetto multiculturalismo negativo sia per noi che per i colorati.
Il multiculturalismo per conto mio è una conseguenza di come noi occidentali abbiamo organizzato il mondo, loro non hanno conoscenza di mantra buonisti o kattivisti, vengono e basta perchè vedono l’occidente dei balocchi e perchè scappano dai territori devastati con la nostra indifferenza e complicita. E indifferente che ci piaccia o no, la gente verrà per “osmosi”, perchè viaggiare è sempre piu alla portata, perchè anche noi abbiamo creato differenze spaventose di ricchezza, perchè l’occidente ha depredato quei paesi di materie prime e di schiavi, abbiamo dato armi e seminato zizzania ed ora rifiliamo loro pure le nostre scorie e i rifiuti tossici. Perchè per cambiare tv e auto ogni anno abbiamo mezzo distrutto il pianeta ed i primi che subiranno le conseguenze del clima impazzito saranno loro.
I mondialisti non so chi siano ma non credo che ci sia bisogno di distruggere alcunchè in Europa. Siamo gia alla canna del gas, Confronta le curve demografiche nostre e della Nigeria. Noi tra 30 anni non ci saremo più. Allora l’unica possibilità che ci rimane è quella di assecondare il fenomeno e di mescolarci, e il tutto si trasformerà in una nuova popolazione in modo graduale. Mista, ok. come una volta vi erano i normanni e i greci. I romani hanno avuto persino un imperatore nero, e due millenni dopo ci spaventa il colore?
Spaventano solo se rinunciamo ad integrarli, e rimangono ai margini. Ma non sarà il colore, quanto la nostra incapacità di affrontare il problema.