Bric ha scritto:Simbolicamente, sarebbe quando ha mangiato la mela, no?

Esatto, Bric! esatto!
riporto un passo che trovo illuminante
Nel caso dell'ontogenesi umana, possiamo sorvolare sul problema di sapere a quale momento il neonato accede all'intelligenza, e diventa un essere pensante: si tratta di una serie di stati che si susseguono in uno stesso individuo, dall'ovulo all'adulto. Non importa il posto e nemmeno l'esistenza di una frattura. Ben altro è il caso di un'embriogenesi filetica, in ogni fase, ogni stato è rappresentato da un "essere differente". Non esiste alcuna possibilità (almeno con i nostri metodi intellettuali odierni) di eludere il problema della discontinuità...
Se il passaggio alla riflessione è veramente, come sembra esigerlo la sua natura fisica, e come è stato da noi ammesso, una trasformazione
critica, una mutazione dallo zero al Tutto, è impossibile rappresentarci, a questo preciso livello, un individuo intermedio. o l'essere è ancora al di qua - oppure è già al di là - del cambiamento di stato...Si giri e si rigiri la questione come si vuole. O noi dobbiamo ritenere il pensiero una cosa impensabile, negando la sua trascendenza psichica sull'istinto, o risolverci ad ammettere che la sua apparizione è avvenuta tra due individui.
Proposizione certamente sconcertante nei suoi termini stessi, ma la sua bizzarria si attenua sino a diventare inoffensiva, se si osserva che, con pieno rigore scientifico, nulla ci impedisce di prospettare l'ipotesi che alle sue origini filetiche, l'intelligenza abbia potuto (e perfino dovuto) mostrarsi esteriormente altrettanto scarsamente percettibile di quanto lo sia attualmente, in ogni neonato, a livello ontogenetico. Nel qual caso ogni soggetto tangibile di discussione scompare tra l'osservatore e il teorico. ...
noi ci troviamo, infatti in presenza di uno di quegli inizi (l'infinitamente piccolo in campo evolutivo) automaticamente e irrimediabilmente sottratti alla nostra osservazione da una coltre sufficientemente fitta di passato.
Senza tentare di rappresentarci l'inimmaginabile, ammettiamo soltanto che l'accesso al pensiero rappresenta una soglia che dev'essere superata d'un solo passo. Intervallo transperimentale sul quale non possiamo scientificamente dire nulla, ma oltre il quale ci troviamo trasportati su un piano biologico interamente nuovo.
( Pierre Teilhard De Chardin- Il Fenomeno Umano pagg. 226-227-22
...Dunque, agli occhi della scienza che da lontano non può afferrare che gli insiemi, "il primo uomo" è, e non può essere, che una folla; e la sua giovinezza è fatta di migliaia e migliaia di anni. (ecco perché il problema del monogenetismo in senso stretto sembra sfuggire alla scienza, -non dico monofiletismo che è altra cosa- per intrinseca natura. Nelle profondità del tempo in cui è situata "L'Ominizzazione", la presenza e i movimenti di una coppia unica sono positivamente inafferrabili, e nessun ingrandimento può rivelarli direttamente al nostro sguardo. Di modo che si potrebbe dire che, in "quell'intervallo" vi è posto per tutto quello che una fonte transperimentale di conoscenza potrebbe esigere.
( Pierre Teilhard De Chardin- Il Fenomeno Umano pagg. 24
