Cartouche ha scritto:Secondo me sarebbe nell'interesse di tutti di dare appoggio ad una rivista ITALIANA, in italiano, durante le pene della crescita.
Tutte le pubblicazioni vanno a cicli, non crederete che FWW sia nato così come è adeso e che ogni numero abbia il medesimo interesse.
Se Legnolab riesce a continuare, migliorerà inevitabilmente, ma per continuare deve vendere.
Se il numero dei lettori diminuisce vi ritroverete senza rivista, secondo me una rivista che non è sempre interessante è sempre meglio che niente rivista,
soprattutto per coloro che hanno difficoltà con l'inglese.
IMHO,OC
A.
mi sembra veramente un pò poco, come premessa o motivazione per acquistare una rivista.
Acquisto una rivista, ciò che mi interessa è una minuscola frazione di questa, d'altra parte (in assoluto) i contenuti tecnici sono esili (a mio parere), confrontati alla mole pubblicitaria e... ci si aspetta che siano i lettori a doverla sostenere?
Francamente a mio parere quando uno avvia un'impresa dovrebbe prevedere costi di startup e difficoltà d'avvio, oltre che probabili ritorni economici in seconda battuta, uniti ad eventuali possibilità di sviluppo future.
Ovvio che questa come qualsiasi altra iniziativa di settore sia di interesse generale. Al di là di inutili, sterili e scontate polemiche di anni fa oggi anche gente come me non può che vedere di buon'occhio un'iniziativa del genere e parteggiare per la sua crescita.
Ma si tratta di iniziativa editoriale, non di pura passione per il legno. E per quanto uno scenda a compromessi alla fine... si tratta sempre di considerare contenuti, prezzo e opportunità d'acquisto.
Sette euro per un periodico possono essere pochi oppure molti, se si considerano i contenuti e la qualità di altre riviste di settore, purtroppo esclusivamente d'oltreoceano.
Questo a prescindere dall'amore che hanno i componenti di redazione per il legno. Li conosciamo tutti, molti di noi personalmente (scrivo per me ma siamo in tanti), e non credo che qualcuno possa mettere in dubbio competenza e passione.
Il discorso è un altro..al di là di considerazioni che lasciano il tempo che trovano relativamente a contesto specifico, numero di copie vendute e percentuale di pubblicità per una rivista che riguarda la lavorazione del legno, occorre comunque calarsi nel contesto contingente e farsi un serio esame di coscienza.
I parametri sono (o dovrebbero essere) a conoscenza dell'editore meglio di chiunque altro.
Cito Donhaldo con il quale mi trovo in accordo: ma davvero a un appassonato che vuole acquistare una rivista
gli si deve chiedere di rimboccarsi le maniche?!?
Ciò che magari sconcerta un poco è leggere il commento dell'editore che scrive di "pesanti e offensive critiche", quando tutte le critiche mosse si dovrebbero considerare non solo più che legittime, ma assolutamente
mai offensive (invito tutti a leggersi approfonditamente i messaggi precedenti).
A mio avviso è palese che l'editore dovrebbe farne "tesoro inestimabile".
Io direi proprio che l'editore avrebbe dovuto rivolgersi in questo contesto con parole di
aperto ringraziamento, nei confronti dei lettori come si evince (a tratti e non molto esplicitamente) successivamente nel corpo del suo post.
La fortuna di questa iniziativa è che nasce proprio in contesto amichevole, tra persone che si conoscono in un forum o nell'altro... ricevere dei feedback, anche esplicitati con parole decise e rigorose può solo costituire
vera fortuna per chi produce e vende la rivista... poter far conto di un cruscotto di controllo dotato di chiare spie verdi, gialle o rosse che si accendono... dovrebbe costituire un problema o un utilissimo strumento di controllo?!?
Ma quale rivista nata ad esempio dieci anni fa avrebbe potuto contare sulla disponibilità di feedback e messaggi diretti e accorati come questi?
Parliamoci chiaro: ma a qualcuno dovrebbe interessare necessariamente di scrivere "lettere al direttore" o perdere tempo prezioso per scrivere qualcosa
che in fin dei conti è largamente condiviso?
Leggiamo i messaggi: ogni tanto se ne incontrano di positivi nei confronti della rivista, ma la maggior parte esprimono una sorta di scontento espresso per mezzo di forme diversificate ma convergenti esattamente tutte in direzione dello stesso concetto.
Sembrano
fotocopiati nel contenuto.
Si scrive di pubblicità esagerata, talvolta di pubblicità contenuta ma più o meno "monomandataria" (leggi il post di Andrea, a mio avviso piuttosto azzeccato), altre volte di contenuti troppo esili confrontati alla dimensione della rivista e soprattutto al prezzo di copertina, per finire con un'aperta critica alla prolissità di un certo genere di contenuti orientato a interessi specifici (ad esempio la prova di un elettroutensile), quando magari l'interesse per l'oggetto in questione è ben poco diffuso tra i lettori (su quest'ultimo punto personalmente sono poco daccordo... se non ho interesse per un elettroutensile o un oggetto specifico può darsi che questo cresca in me proprio grazie all'informazione ricevuta nel leggerne la prova...)
Si dovrebbero inviare messaggi più espliciti di questo all'editore?
Comunque il disfattismo sbanneristica non paga alcuno: personalmente spero in qualcosa di buono, che venga da questa o da altra iniziativa editoriale parallela o futura che sia, motivo per il quale personalmente (per quanto possa contare) continuerò a sfogliare la rivista per acquistarla quando incontrerò nuovamente qualcosa di utile, magari anche solo per studiarmi un paio di pagine in tutto a fronte di sette euro spesi.
Anche se non credo sia questa la strada da percorrersi per andare in Paradiso.
Se poi l'editore vorrà continuare a considerare questo genere di post come "offensivo"... alzerò le mani. Inutile continuare una discussione in questi termini.
...solo la mia opinione, ovviamente.
Romano