L'uomo Delle Sorelle Mute

Re: L'uomo Delle Sorelle Mute

Messaggioda masterbeat » sab 05 dic, 2015 17:38

Ma che bisogno hanno certe persone sempre alla ricerca di ebook di qualità, quando basta collegarsi a legnofilia per godere di una sana e buona lettura. :lol:


Tony... maestrale!! :inchino: :inchino:



Stasera, mentre mia moglie si vede il suo programma preferito che a me..., dopo cena, me lo pappo con tranquillità. :risata:
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Re: L'uomo Delle Sorelle Mute

Messaggioda CavalloGoloso » sab 05 dic, 2015 17:58

masterbeat ha scritto:Ma che bisogno hanno certe persone sempre alla ricerca di ebook di qualità, quando basta collegarsi a legnofilia per godere di una sana e buona lettura. :lol:


Tony... maestrale!! :inchino: :inchino:



Stasera, mentre mia moglie si vede il suo programma preferito che a me..., dopo cena, me lo pappo con tranquillità. :risata:


Spero non ti concili il sonno! :|
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Re: L'uomo Delle Sorelle Mute

Messaggioda Colombo » sab 05 dic, 2015 20:50

Bravo Tony!!
Scrivi molto bene...e la storia è avvincente...ne verrebbe fuori un bel racconto.. :inchino:
To be continued..vero??
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Ciao, Giorgio
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Re: L'uomo Delle Sorelle Mute

Messaggioda CavalloGoloso » sab 05 dic, 2015 21:05

Colombo ha scritto:Bravo Tony!!
Scrivi molto bene...e la storia è avvincente...ne verrebbe fuori un bel racconto.. :inchino:
To be continued..vero??
h

Grazie, Giorgio! Ovviamente, continuerò senz'altro! :mryellow:
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Re: L'uomo Delle Sorelle Mute

Messaggioda maepi » sab 05 dic, 2015 21:11

:inchino: vai ........però un appunto,tra una puntata e l'altra fai passare troppo tempo!!!! diamine. :| :mryellow:
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Re: L'uomo Delle Sorelle Mute

Messaggioda CavalloGoloso » sab 05 dic, 2015 21:54

maepi ha scritto::inchino: vai ........però un appunto,tra una puntata e l'altra fai passare troppo tempo!!!! diamine. :| :mryellow:


Sapessi quanto scrivo per lavoro!!!! :evil: la mia media è di cento cartelle da 25 righe .....


....alla settimana :consola:
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Re: L'uomo Delle Sorelle Mute

Messaggioda CavalloGoloso » sab 12 dic, 2015 16:23

Codino

Così lo avevano soprannominato, le sorelle mute, quel comune conoscente che le aveva condotte la prima volta al nostro studio.
Era un giovane uomo dalle fattezze filiformi, il viso scarno, il naso rimodellato da una improbabile chirurgia plastica, gli occhi scuri e i capelli lisci e lunghi, anch'essi scuri, raccolti in una lunga coda che gli arrivava fin sotto le scapole e dondolava mollemente al suo incedere, così da tradire un animo femminile di cui davano conto anche la sua voce e il suo eloquio.
Angelo, questo il nome di "codino", era il figlio di una sordomuta, amica delle Grosso, e lavorava in un negozio d'abbigliamento del centro. Lo conoscevamo perché mia suocera faceva, per conto del proprietario, delle riparazioni sartoriali.
"Codino" aveva rappresentato, per anni il "trade union" tra le sorelle mute e il mondo sonoro. Conosceva il linguaggio dei sordomuti e, per questo, aveva creato in Giovanna e Maria una sorta di dipendenza. Ci parve che "Codino" e la madre fossero le sole persone al mondo che avessero con le Grosso un rapporto affettivo, quasi parentale. Ci disse, una volta, che, per la verità c'erano dei parenti, da qualche parte, ma che le sorelle avevano allontanato perché parevano loro avide e interessate, che, di tanto in tanto, lo cercavano per avere notizie di Giovanna e Maria, ma che queste erano risolute nel non volere avere alcuna forma di contatto con loro.
"Codino" era, ovviamente, il nostro referente: mettevamo lui al corrente dell'andamento delle pratiche che seguivamo per le sorelle e lui con solerzia riferiva e ci riferiva.
Maria, come ho già detto, era una sordomuta parziale e le sue sonorità rendevano comprensibili i suoi pensieri, Giovanna invece, comunicava solo a gesti che accompagnava a una mimica facciale da cui traspariva una vivacità incredibile ma anche una buona dose di civetteria e di umorismo. E quando "parlava" di "Codino" il gesto con cui lo rappresentava per me era una vera opera d'arte, meglio di un quadro di "Cezanne", meglio della Gioconda: portava la mano destra a mò di forchetta, con tutte le dita parallele e rivolte in alto, mentre la sollevava verso la parte sinistra del capo per farla scendere, con un movimento flessuoso del braccio che si avvitava da destra verso sinistra mentre le dita convergevano facendo assumere alla sua mano la forma di un fuso, fino a sotto il suo seno. Questo gesto lo faceva dando alle labbra la sagoma del bacio, sgranando i suoi bellissimi occhi blu e facendo un leggerissimo movimento del bacino assolutamente sensuale.
Giovanna era padrona del suo corpo, lo si capiva chiaramente, Lei aveva avuto la fortuna d'amare ed essere amata da un uomo!
Maria mai!
"Codino", comunque, per quanto fosse la persona più vicina a Giovanna e Maria non ci sembrava essere il miglior candidato a prendersi cura delle sorelle mute.
L'assistenza di cui avevano bisogno, era peculiare e Codino non solo non era ciò che loro volevano ma i suoi servigi avevano un costo che Giovanna e Maria non volevano sostenere. A ben considerare egli chiedeva solo d'essere remunerato per un sacrificio tutt'altro che trascurabile: era giovane Per niente incline alla dedizione che gli sarebbe stata chiesta. Le Grosso, dal canto loro, volevano una donna per casa, la figura maschile doveva essere un accessorio importante, ma sempre un accessorio!
Si! Perché alle sorelle mute serviva, quantomeno, una coppia che, abitando il piano superiore della loro casa, offrisse loro la presenza costante di una figura femminile in casa per avere compagnia e desse un aiuto nelle faccende domestiche di cui si occupavano, ancora, egregiamente. I'Uomo doveva servire per i lavori pesanti e la protezione di cui sentivano un ossessivo bisogno.
Codino avrebbe potuto andare a vivere dalle sorelle con la madre, che era separata dal marito, e costituire così le condizioni volute da Giovanna e Maria, ma questa non divenne mai una situazione concretamente realizzabile. Il perché ci rimase ignoto. Di fatto, le sorelle mute non ci mettevano a parte di nulla se non delle loro necessità, per il resto conducevano loro, da sole, in assoluta indipendenza, le trattative per quello che avrebbe dovuto essere l'affare più importante della loro vita, o meglio, di quel che restava della loro vita.
Questo ci sollevava da un'incombenza poco gradita, ma ci indusse a curiosare nelle loro anime. Presto, questa curiosità si trasformò in un sincero ma impegnativo affetto.
Ultima modifica di CavalloGoloso il sab 12 dic, 2015 16:46, modificato 1 volta in totale.
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Re: L'uomo Delle Sorelle Mute

Messaggioda zupippinu » sab 12 dic, 2015 18:50

sempre più interessante!
il mondo è bello perchè e vario.
gira vota e furria,è sempri a stissa camurria.
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Re: L'uomo Delle Sorelle Mute

Messaggioda CavalloGoloso » sab 12 dic, 2015 20:06

zupippinu ha scritto:sempre più interessante!

Grazie Giuseppe, spero di non deludere le tue aspettative! tra qualche giorno il ritratto di un altro personaggio!
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Re: L'uomo Delle Sorelle Mute

Messaggioda maepi » sab 12 dic, 2015 20:54

:( Già finito!!!!??
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Re: L'uomo Delle Sorelle Mute

Messaggioda CavalloGoloso » dom 24 gen, 2016 13:47

Il colombo Giovanni

Imparammo a comprendere la loro inguaribile diffidenza. Era il risultato di una rigida educazione impartita loro dal severissimo padre.
Non so quanta parte ebbe in questo la madre. Non me ne “parlarono” mai.
Da quanto mi "raccontarono" compresi che il papà non aveva saputo elaborare, nella propria psiche di genitore innamorato delle proprie creature, l'handicap delle figlie. Per questo le aveva debitamente istruite insegnando loro, col rigore d’un maestro d’altri tempi, ad essere accorte con tutti coloro che si fossero loro avvicinati. E loro, diligenti scolare, avevano imparato e messo in pratica ogni precetto.
Si erano diplomate in diffidenza.
Tutti erano dei potenziali approfittatori, tutti avrebbero potuto portare via loro quanto di più prezioso avessero e, quando le sorelle mute compresero che gli insegnamenti paterni le avevano rinchiuse in una gabbia dorata, era ormai troppo tardi per uscirne.
Mai ribelli, Giovanna e Maria, si ritrovarono, avanti con gli anni, dedite solo ad assistere i genitori ormai vecchi e, rimaste sole dopo la loro morte, dovettero inventarsi la vita.

Solo Giovanna c'era riuscita, grazie a una leggerezza d'animo che Maria, invece non possedeva. Giovanna fluttuava nella sua gabbia con le sue movenze soavi. Mi sembrava che il suo connubio col colombo l'avesse resa simile al volatile più di quanto lei stessa immaginasse.
Si dice che l'affiatamento conduca, col tempo, gli sposi anche a una somiglianza biologica e, se il tempo che lei aveva trascorso con Giovanni in quella masseria di Mineo, dove questi l'aveva accolta come una regina e presa in sposa, non era stato sufficiente per fonderli come poteva presagirsi guardando la loro felicità, questo era avvenuto, dopo, col colombo cui Giovanna aveva dato il nome del marito morto prematuramente. Impettito e dall'andamento circospetto pascolava per casa in piena libertà e autonomia. Non camminava per terra ma sui mobili e raramente lo si vedeva svolazzare. D'un grigio azzurrognolo, sporgeva il capo dal petto candido. I suoi colori non erano insoliti, insolito era il suo spadroneggiare in quella casa che pareva conoscere meglio di qualunque altro posto. Mi raccontarono d'averlo trovato nel cortile interno, dove c'era piantato il fico, la prima volta che fecero rientro nella casa in cui erano cresciute e da cui erano state lontane per i tempo che era durato il matrimonio di Giovanna. Come accade in questi casi, qualche briciola di pane era bastata a fare si che il volatile s'affezionasse a Giovanna e questa al colombo. Mi dissero che era entrato subito in casa, la prima volta che dimenticarono aperta la porta della cucina-soggiorno che dava sul cortile; aveva bevuto da un bicchiere che era stato lasciato pieno sul tavolo, lo avevano capito perché, accanto al bicchiere, aveva lasciato una traccia "inequivocabile" del suo passaggio, evidentemente, prima di appollaiarsi sulla sdraio in cui era solita sedersi Giovanna e li addormentatosi aveva atteso il ritorno delle sorelle mute.
Rammento il loro racconto del rinvenimento del piccione in casa come una delle più belle rappresentazioni "teatrali" a cui mi sia mai stato dato d'assistere: Ciascuna per proprio conto, le sorelle, descrivevano con movimenti, gorgheggi e smorfie, ora il loro ingresso in casa, ora il disappunto nel constatare che avevano dimenticato di chiudere quella porta, ora lo schifo provato nello scorgere gli escrementi che, però, sembravano disegnare una suggestiva "natura morta" col bicchiere semipieno d'acqua, e, infine, la paura provata da Giovanna che stava per sedercisi sopra a quel batuffolo di piume che quasi si confondeva col colore del tessuto con cui avevano rivestito la sdraio.
Da quel giorno il Piccione non s'era più allontanato dalla casa diventandone un legittimo detentore. Non si faceva, però, avvicinare da altri che non fossero Giovanna: s'arruffava e volava via, il suo sbattere le ali, a mezz'altezza dal suolo, era l'inequivocabile gesto di stizza con cui l'animale notificava la propria diffidenza e "teneva le distanze". Con Giovanna era tutta un'altra storia: a lei tubava, le si avvicinava dritto col classico incedere di questa specie di volatili, ondeggiando avanti e indietro il capo e le permetteva di vellicargli il collo, quasi fosse un gattino. Le beccava dolcemente il dito e, cosa estremamente suggestiva a vedersi, le salive in grembo, le avvicinava dolcemente il becco alle labbra e, quasi fosse timoroso di farle del male, gliele sfiorava con un bacio nel quale Giovanna, mi diceva, cogliere la "presenza" del marito. Era stata una storia d'amore breve e intensa, Giovanna teneva sempre vicino a se una foto del marito. Era un uomo corpulento ma non grasso, molto stempiato con occhi grandi e distanti, aveva una carnagione rosacea e la avvolgeva con forza e, a un tempo, tenerezza, lo sguardo di Giovanna fisso sul volto di lui dava conto d'un sentimento ancora giovane, nemmeno minimamente usurato o corrotto dal poco tempo trascorso insieme; quel genere di sentimento che, se vissuto, genera la prole; quel genere di sentimento che, se offeso, può condurre alla follia. La morte era stata carogna coi due amanti di quella foto, aveva strappato, in un sol colpo, Giovanni alla vita e l'anima a Giovanna che, di quell'amore, non ne aveva assaporato che l'inizio, e che, di tanta ferita portava le stimmate chiaramente leggibili nei dolcissimi tratti del suo volto e nel suggestivo bagliore dei suoi occhi. L'ho scorsa più d'una volta, ignara della mia attenzione, condursi al petto quella foto socchiudendo gli occhi e soffocando il pianto.
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Re: L'uomo Delle Sorelle Mute

Messaggioda masterbeat » lun 14 mar, 2016 17:41

Siamo a pag.18 aspetto con ansia il prosieguo. :razz:
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Messaggioda salen » lun 14 mar, 2016 20:10

masterbeat ha scritto:Siamo a pag.18 aspetto con ansia il prosieguo. :razz:



Mi aggrego
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Re: L'uomo Delle Sorelle Mute

Messaggioda maepi » lun 14 mar, 2016 20:15

...............................io spero che i tuoi appunti non siano finiti dentro il portagioie :fischietta: :fischietta:
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Re: L'uomo Delle Sorelle Mute

Messaggioda Paquito » mar 15 mar, 2016 22:25

Mi era sfuggito questo topic, ti invito a continuare Tony perchè è veramente accattivante.
Ciao, Pasquale
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