Ormai sono passati più di dieci anni da quando Maria è morta, due o tre da quando è morta Giovanna, ma di lei non ne sapevo più nulla da tempo.
Stamattina mi sono tornate in mente perché ho incontrato il marito della loro badante, Amelia, morta anche lei. Tre storie, tre umanità che si sono intrecciate dandomi di che lavorare per qualche tempo! ma siccome quando una persona varca la porta del mio studio lascia sul tavolo non solo dei problemi da risolvere ma anche tutto un contorno di vita trascorsa da cui ho sovente tratto grandi insegnamenti, voglio mettevi a parte del simbolo di questa storia che a raccontarla tutta ci metterei tanto tempo che non ho!
La foto riproduce un soprammobile che le sorelle mute (Maria e Giovanna) mi regalarono in occasione di uno dei nostri incontri e che da allora stava su una mensola del mio studio e a cui, con gli anni mi sono affezionato, perché mi ero anche affezionato a quelle due signore anziane che nel loro silenzio definivano la statuetta "l'Uomo".
Rammento che vennero senza un appuntamento accompagnate da un tizio che conoscevo appena e a cui avevano chiesto di indirizzarle da un Avvocato per via di una truffa che si stava consumando ai loro danni.
Ne nacque un rapporto di una certa intensità, pensate che una notte fui chiamato dall'ospedale perché Maria, la più anziana delle due, aveva avuto un attacco di cuore e pare che in quel momento le sole persone cui fosse possibile fare riferimento eravamo proprio io e mia moglie (che ha lavorato con me per vent'anni fino alla fine del 2013). Trascorremmo quella notte in ospedale (era l'anniversario del nostro matrimonio) a farle compagnia mentre lei era in preda a una psicosi da ricovero (pare che le persone anziane ne soffrano comunemente).
Ho una certa difficoltà rammentare di che lavoro mi occupai esattamente ma ricordo benissimo il sorriso con cui mi si rivolsero quando aprii la porta del mio studio e me le trovai davanti!
Un sorriso sublime che, opportunamente incorniciato, avrebbe potuto essere un'immagine di James Ivory.
Andavo spesso a trovarle nella loro casa perché avevano difficoltà a spostarsi per via del loro handicap e così mi trovavo immerso in un mondo d'altri tempi che mi procurava un miscuglio di sensazioni non sempre interpretabili. Rammento che Maria mi faceva sempre un caffè buonissimo aggiungendoci della cannella e il divano fiorato assieme a tutto l'arredo povero ma raffinato mi facevano sentire all'interno di un mondo tanto differente dal mio da cui mi sentivo esteticamente attratto.
Un caro saluto a Maria e Giovanna e anche ad Amelia che da un certo momento in poi è stata loro vicina con doverosa dedizione! il loro "Uomo" resterà nel mio studio fino a quando avrò la forza di continuare a fare questo mestiere che di buono ti lascia, ormai, solo il sapore di certe storie.
