Un'intervista A Patrick Leach

Un'intervista A Patrick Leach

Messaggioda Andrea » sab 03 nov, 2012 14:58

Patrick Leach è un profondo conoscitore di utensili antichi, nonchè autore del sito Patrick’s Blood & Gore contenente centinaia di informazioni sulle pialle Stanley vintage, alcune delle quali sono tradotte in italiano nei Contenuti di questo forum.

Qui potete leggere una sua intervista rilasciata a Linda Hock, la moglie di Ron, quello che vende le lame per pialle vintage:
http://hocktools.wordpress.com/2012/10/08/an-interview-with-patrick-leach-of-the-superior-works/

Ne traduco una piccola parte che secondo me è molto significativa per mettere nella giusta prospettiva la lavorazione manuale del legno e per ridimensionare l'ossessione moderna (anche mia, intendiamoci) per la perfezione assoluta degli utensili.

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Linda: Che differenza c'è tra i moderni costruttori di utensili e quelli vecchi, diciamo antecedenti alla Seconda Guerra Mondiale?

Patrick: I produttori moderni costruiscono utensili con tolleranze migliori rispetto a quelli del passato. Io posso capire il motivo per cui alcuni scelgono la perfezione, è nella natura dell'umanità la costante ricerca della perfezione in tutte le cose, ma non nel mio cervello. Una tale precisione negli utensili per la lavorazione del legno, quando il materiale lavorato è così imperfetto, mi fa grattare confusamente la testa. Il legno è così dinamico e soggetto ai capricci della natura... Una pialla perfettamente piana produrrà un asse perfettamente piano al Sabato mentre l'umidità relativa è del 40%, poi torni al Lunedi, qualdo l'umidità è passata al 60% e l'asse piatto non è più piatto.

Io vedo questo approccio alla lavorazione del legno un po' come una discussione sul sesso degli angeli.

Gli utensili per la lavorazione del legno, non hanno bisogno di essere perfetti, non hanno bisogno di essere lavorati a livello nanometrico e non hanno bisogno di essere visti come strumenti chirurgici. Prima di questa moderna ossessione per la perfezione, alcuni dei migliori oggetti costruiti da mani umane furono prodotti con utensili imperfetti, utensili che farebbero sobbalzare terrorizzati i moderni falegnami per via dei loro "difetti".

La suola di un piallone in legno del diciottesimo secolo era una catena montuosa se confrontata con quella di una jointers moderna di oggi, tuttavia la scuola di ebanesteria Goddard-Townsend produsse dei mobili senza rivali.
E, quello stile senza tempo è tuttora riprodotto oggigiorno da mobilieri che pensano di dover usare pialle perfettamente piane e utensili di precisione.
Mi duole il cervello pensando a queste cose. Noi non sapremo mai se John o Thomas Seymour sceglierebbero una moderna pialla perfettamente piana al posto del loro fedele e veramente "ondulato" piallone. Io sospetto di no.
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Re: Un'intervista A Patrick Leach

Messaggioda vincenzo-92 » sab 03 nov, 2012 15:13

interessante :wink:
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Re: Un'intervista A Patrick Leach

Messaggioda Eugenio86 » sab 03 nov, 2012 17:40

Sono perfettamente d'accordo...
Adesso scusatemi ma devo correre sul sito LV a curiosare i nuovi arrivi... :mryellow: :twisted:

Scherzi a parte il discorso di Leach è giustissimo ma ci sono alcuni frangenti in cui il moderno è più conveniente.Uno per tutti riguarda la stanley 62,una delle migliori jack mai ideate che però ha quotazioni talmente elevate che è più conveniente guardare al nuovo tipo Quangsheng..
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Re: Un'intervista A Patrick Leach

Messaggioda Ansaldo » sab 03 nov, 2012 19:04

Il ragionamento di Eugenio non fa una grinza. Ma a parità di prezzo ?
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Re: Un'intervista A Patrick Leach

Messaggioda gwood » dom 04 nov, 2012 09:38

Quanto dice il signor Leach sulla dinamicita' del legno sono pienamente d'accordo.
Sul resto dipende un po' da come ognuno di noi sviluppa il suo metodo di lavoro.
ciao
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Re: Un'intervista A Patrick Leach

Messaggioda Andrea » dom 04 nov, 2012 10:51

Aggiungo un paio di considerazioni.

Patrick Leach è anche un commerciante di utensili vintage, quindi la sua potrebbe essere un'opinione "interessata". Io non lo penso, ma è giusto mettere in chiaro anche questo aspetto.

Io non conosco nessuno degli artigiani citati come esempi nell'intervista di Leach. Sono nomi che non mi dicono niente anche se intuisco cosa rappresentino, ma per contestualizzare/italianizzare la faccenda, penso che potremmo sostituirli con i vari Stradivari, Amati e Guarneri del Gesù, le cui realizzazioni sono tuttora inarrivate e le loro forme sono tuttora un modello per tutti i liutai.

Si parla spesso del "segreto" di Stardivari. Alcuni lo riconducono ai legni usati, derivati dagli alberi cresciuti durante l'ultima piccola glaciazione. Altri dicono che il segreto stava nel fatto che i tronchi degli alberi stavano a mollo nell'acqua per lungo tempo, durante il loro trasporto, prima di arrivare nelle botteghe cremonesi. Altri ancora sostengono che si nasconda negli impregnanti e nelle vernici utilizzate.

Io non ho certo la competenza per sostenere alcuna di quelle ipotesi, forse è un miscuglio di tutte e tre a rendere così particolare il suono degli stradivari, ma mi piace pensare che una piccola parte ce l'abbiano anche gli utensili decisamente "imperfetti" che il maestro utilizzava e che potete intravedere qui:
http://langolodispogliainferiore.blogspot.it/2011/10/some-antonio-stradivaris-tools.html
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Re: Un'intervista A Patrick Leach

Messaggioda giacomo » dom 04 nov, 2012 13:03

sono daccordo con la filosofia di Patrick Leach. Ritengo che utensili poveri o autocostruiti siano perfettamente in grado di condurre un buon artigiano a finire un capolavoro.

I tempi però sono cambiati. Grazie anche al maggior benessere e alla produzione industriale certi attrezzi sono alla portata di molti e si alimenta il mercato del collezionismo o del feticismo. Direi che, entrando nella bottega di un artigiano, occorra non soffermarsi solo sui suoi ferri ma anche dare una sbirciata al book dei suoi lavori.
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Re: Un'intervista A Patrick Leach

Messaggioda ac445ab » dom 04 nov, 2012 17:35

Non posso che essere d'accordo con Leach.
Tutta questa precisione da ingegnieri non credo che serva per lavorare il legno con utensili manuali, però nemmeno l'esatto opposto. Un utensile deve essere di qualità, ben bilanciato, col giusto peso. Non credo che il piallone del '700 da lui citato fosse poi così storto se capace di lavorare bene. Alle pialle in legno ogni tanto va spianata la suola, fa parte della loro natura.
Ciao,
Giuliano :-D
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