Il manico, in faggio, leggermente arancione, senz'infamia e senza lode, era fissato alla lama con due viti in ottone di tipo split-nut che ho sostituito con due viti a cannocchiale sempre in ottone.
Andrea, cos'hai contro le viti split-nut?
Niente.
Le considero molto belle, storicamente appropriate e quelle moderne sono anche tecnicamente funzionali, ma quelle vecchie e antiche sono infami.
Tutte quelle che ho smontato fino ad oggi, sono di un ottone molto tenero, con delle filettature realizzate grossolanamente ed un passo relativamente lungo. Per questi motivi rarammente riescono a svolgere adeguatamente la loro funzione di serraggio delle guance.
Aggiungiamo che ogni tanto le viti vanno tirate perchè con il tempo e con l'uso si forma del gioco tra il manico e la lama.
Ma, complice il fatto che per serrarle serve un cacciavite non comune, spesso i precedenti proprietari, quando la lama ballava nel manico, non trovavano niente di meglio che dargli su una bella martellata.
E così capita che per toglierle e rimetterle al loro giusto posto mi tocca nominare il nome di dio invano.
Andrea, ma perchè non lasci le viti al loro posto e non gli dai su anche tu un paio di belle martellate?
Perchè quando rimetto in sesto una sega vintage, mi piace togliere tutta la ruggine e sotto le guance del manico se ne cela spesso parecchia.
Quando poi le viti sono in buono stato e si decide di riutilizzarle, bisogna ricordarsi di rimetterle esattamente com'erano all'inizio (stesso foro e stessa rotazione) altrimenti non combaciano più bene e non restano più a filo col manico. 'Ste infami.
Ma c'è ancora un altro motivo che rende queste vecchie viti infami e che ci riporta a questa sega in vendita.
Anticamente per fare in modo che la testa della vite e la boccola/dado con il taglio/impronta fossero a filo con il manico, si facevano abbondanti, si stringevano e poi si molava via l'eccedenza.
A volte, come in questo caso, capitava che si molava via troppo materiale dalla parte della boccola/dado fino a far sparire completamente o quasi completamente il taglio/impronta per il cacciavite.
Per poterle svitare occorre ricostruire pazientemente il taglio/impronta cesellando l'ottone.
Io uso un pezzo di una lama di una bindella da fabbri. E' un buon acciaio al carbonio dello spessore di 1 mm.
Si molano via i denti, si squadra e si usa come se fosse uno scalpellino da 1 mm.
Pian pianino si scava, per fotuna, come accennato sopra, l'ottone è abbastanza morbido, si formeranno dei truciolini di ottone e si va avanti così a scavare per una profondità di almeno 1 mm in modo che poi il cacciavite riesca a fare presa.
Chiusa la sbrodolata sul manico, veniamo alla lama che misura 20.5 cm. di lunghezza e 4.5 cm di altezza utile.
Lo spessore del piatto lama è 0.75 mm. che con una stradatura minima diventano 0.95 mm.
Il passo è 12 ppi (11 tpi) in configurazione per tagli lungovena (rip-cut) con rake negativo di 14°.
Prezzo 14 euro più spese di spedizione variabili a seconda che all'ufficio postale ci sia Tizio, Caio, Sempronio, Mevio, Filano o Calpurnio.
Indicativamente, intorno ai 9/10 Euro con pacco celere 3 e un po' meno via posta ordinaria. Oppure come volete voi.
Se non sbaglio, l'ordine di precedenza è questo (Sergio e Nicola li ho spostati in fondo perchè preferiscono una tenon, giusto?):
Beemot;
Gianluca;
Sergio;
Nicola.
Ma se i primi rinunciano, avanti i secondi.
Come al solito, qualsiasi domanda è benvenuta.


