Nel vasetto ti sei tenuto proprio sul minimo sindacale:un pò più di coraggio,su
donhaldo ha scritto:
A dire il vero non credo sia il coraggio (in senso letterale) quello che manca, quanto la voglia di gettare il cuore
oltre l'ostacolo: da qualche mese ogni (poche!) volta che vado nel lab mi accade qualcosa che mi fa perdere buona
parte del tempo che ho a disposizione: ad esempio, ieri mi si sono spezzate 4 teste delle viti che stavo usando per
fissare il platorello al legno, nonostante i fori d'invito, e per togliere i moncherini dall'ulivo ho dovuto smoccolare
un po'.
Per continuare a divertirmi, non mi va di osare, resto dove sono e mi accontento di fare un po' di trucioli
e di "strappare" qualche sorriso a coloro che ricevono in dono questi pezzi, che a livello tecnico sono molto
scarsi, ma per chi non s'intende di tornitura sono sempre una piacevole sorpresa (con la venatura dell'ulivo poi!).
donhaldo ha scritto:
Cecco, ogni tanto i martiri li uso, ma fino ad oggi platorello e coda di porco sono state soluzioni
valide e veloci, almeno per me: le viti che si sono rotte erano sicuramente di scarsa qualità.
Che colla usi per i martiri? Quella a caldo?
Io ho sempre usato la vinilica, con la conseguente attesa per l'essiccazione.
mastro stefano ha scritto:Ho organizzato nel mio corso anni fa, una lezione di tornitura, ed il maestro, per tornire un piattello da inserire alla base di un candelabro, ha costruito un platorello di legno, avvitato a quello metallico , poi ha inchiodato quattro chiodi, li ha tagliati lasciandoli fuori un centimetro,smussati a punta col triangolo, poi ha preso il pezzo ,lo ha picchiato contro,
ritolto e con un pò di acqua, messa nei forellini dei chiodi lo ha riapplicato procedendo
con la tornitura.
Il metodo, va bene se si torniscono i rosoni, perchè ti consente un cambio rapido del pezzo .
Ciao da Stefano.