Una premessa importante.
questo post alla fine risulterà un po' polemico, ma sia ben chiaro che la polemica non è assolutamente rivolta contro di te.
Non ti considero il difensore di CS e il mio fine non è di cercare di farti cambiare idea nei suoi confronti o nei confronti del suo ultimo libro.
Sei una persona intelligente e probabilmente questa premessa era superflua, ma ci tengo a sottolinearla per evitare fraintendimenti.
Seconda premessa: anche se ho letto molte cose al suo riguardo, io non ho ancora letto il libro in questione, quindi se scrivo delle sciocchezze correggimi senza farti problemi.
Cominciamo dal titolo: cosa ci sia di anarchico in un baule per gli atrezzi proprio non riesco a capirlo.
Delle due l'una: o CS non conosce il significato del termine anarchia oppure ha usato volutamente un termine inadatto.
Entrambi i casi non mi sorprenderebbero.
Nel primo caso perchè non è la prima volta che noto che confonde il significato delle parole. Per esempio usa spesso il termine ironia per indicare l'umorismo, quando invece l'ironia è qualcosa di più profondo e complesso.
Nel secondo caso perchè, siccome il vocabolario dell'americano medio è molto limitato, mettere una parola insolita nel titolo fa il suo bell'effetto: "Wow, anarchia, chissà quali rivelazioni ci sono in questo libro!".
Secondo me, l'idea di costruire un baule per gli atrezzi di uso quotidiano o frequente può essere definita anacronista, forse anticonformista, ma non di certo anarchica.
Io pensoche sia un idea antifunzionale, ma su questo aspetto ci tornerò in seguito.
Il libro è diviso in tre parti, e solo l'ultima è dedicata alla costruzione del baule, quindi forse questa benedetta anarchia è da ricercare nelle prime due parti.
Da quel che ne ho letto, in queste prime due parti, CS ci fa sapere che lavora il legno da 30'anni, da quando ne aveva 11, ha letto tutti i libri scritti sull'argomento scritti da 300 anni fa fino ai giorni nostri, ha provato tutti gli utensili possibili ed immaginabili e li ha pagati tutti di tasca propria. Come se a noi, al contrario, ce li regalassero...
Chi si loda si sbroda, diceva mia nonna. O era s'imbroda? Mah, non me lo ricordo mai.
Ci fa sapere che i mobili costruiti artigianalmente sono meglio di quelli dell'IKEA.
Che bella scoperta!
Poi fa una lista della spesa di una cinquantina di utensili, necessari e sufficienti, per costruire qualsiasi mobile.
Ma attenzione, devono essere tutti di alta qualità, perchè uno dei suoi slogan è: "Compra solo e sempre i migliori utensili che ti puoi permetterti".
Andando a naso, direi che si riferisce a Lie Nielsen, Lee Valley e agli altri suoi amici toolmakers.
E se li volete vintage, comprateli solo da chi è disposto a riprenderseli se non vanno bene. Sottointeso: state alla larga da Ebay.
E' nelle pieghe di questi discorsi che si cela l'anarchia di cui parla CS?
Può darsi.
Non avendo ancora letto il libro, sarebbe stupido da parte mia rispondere a questa domanda, quindi te la giro.
C'è qualcosa di anarchico, anticonformista o tutt'alpiù trasgressivo in questi discorsi?
Ma torniamo al baule.
Io penso che i bauli per gli atrezzi siano oggetti/mobili belli ed anche intriganti.
Penso anche che siano un ottimo esercizio di falegmameria.
Ma sopratutto penso che siano assolutamente scomodi per ripovi gli utensili di uso quotidiano o frequente.
Secondo me è molto meglio un mobiletto a muro.
Prima di tutto per prendere gli utensili da un baule bisogna chinarsi, mentre da un mobiletto sono più a portata di mano.
Poi per accedere al ripiano più in basso bisogna spostare i vassoi e infilare tutto il braccio nel baule.
Poi quando gli utensili nei vasoi aumentano (perchè checchè ne dica CS, gli utensili tendono ad aumentare), oppure se frugando nei vassoi si mette quache utensile obliquio i vassoi non scorrono più bene.
Poi porta via tanto sfazio sul pavimento.
E infine non pensiate di caricarvelo in automobile da soli, perchè con le misure e la dotazione di utensili suggerita da CS diventa troppo pesante.
Un baule per gli atrezzi poteva avere un senso quando i carpentieri si spostavano frequentemente da un luogo di lavoro ad un altro, ma in un laboratorio stabile secondo me i bauli sono scomodi e antifunzionali.
Tutt'alpiù possono andare bene mer metterci gli utensili di uso raro sopratutto se c'è un sottoscala dove riporre il baule in modo che non stia nei piedi sul pavimento.
Infine una nota su su un aspetto costruttivo.
Secondo CS, siccome il fondo del baule è soggetto a rotture, è meglio usare delle assicelle inchiodate da sotto così sono più facili da sostituire.
Secondo me invece questa scelta rende il fondo ancor più soggetto a rotture perchè in caso di sballottamenti e col peso delle pialle, i chiodi tendono ad uscire con maggior facilità.
Secondo me sarebbe meglio fare un fondo più spesso ed un incastro più robusto, come nei cassetti.
Ma perchè poi il fondo di un baule che resta sempre fermo in laboratorio dovrebbe rompersi?
filter ha scritto:
Il messaggio sull'affilatura "ho provato tutti i metodi, funzionano tutti, scegline uno qualunque e concentrati su quello" non è poi così banale come sembra. L'idea di spingerti a costruire strumenti di precisione con le tue mani credo sia altrettanto efficace per
A me non sembra un consiglio molto utile, quello sull'affilatura.
Diamo anche per buono che tutti i metodi funzionano.
Però ce ne sono alcuni che funzionano meglio di altri.
Alcuni più semplici di altri.
Alcuni più costosi e alcuni più a buon mercato.
Per un principiante è un consiglio inutile perchè lui vuole qualche consiglio pratico, qualche indirizzo mirato perchè non sa niente di metodi di affilatura.
Per un intermedio che vorrebbe sapere se ci sono sistemi migliori del suo è altrettanto inutile.
Ed infine, un esperto non ha certo bisogno di questo consiglio.
filter ha scritto:
gente come noi che ha in realtà poco tempo per lavorare e in molti casi ama più il processo che il prodotto del processo.
Io concordo in pieno con questa tua affermazione.
Anch'io sono molto più interessato al processo che non al prodotto del processo, ma dimmi la verità, quello lì è un pensiero tuo, non è di CS, vero?
Rileggendo questo post mi sono reso conto di essere stato veramente irriconoscente nei riguardi di CS.
In effetti da lui ho imparato molte cose e continuo a pensare che egli sia un ottimo falegname e divulgatore, ma ultimamente mi sembra che si atteggi sempre più a guru, a profeta, a santone.
Questo atteggiamento non mi piace e questo libro mi sembra il manifesto di questo suo nuovo corso.
Preferivo quando sembrava un amico umile e sempre pronto a darti il consiglio giusto e disinteressato.
Ma magari mi sbaglio e mi sto facendo delle inutili seghe mentali.
Oppure sono io che son cambiato e lui invece è sempre stato così.