Dal mio punto di vista la liuteria è il distillato nobile della falegnameria e come tutti i distillati non è roba per tutti gli stomaci. Per il mio no di sicuro.
Bravo Cosimo. Altro che facce di mamuthones!
Nyagatwa ha scritto:Molto interessante il tuo percorso Cosimo. Sei evidentemente un tipo tenace e sono convinto che presto vedremo strumenti veramente notevoli![]()
Solo una nota, non fare troppo affidamento sui disegni del libro di Courtnall, soprattutto non fare affidamento sugli spessori.
Ho avuto modo di aver accesso alla Torres piccola delle due riportate da Courtnall e, tanto per fare un esempio, lo spessore del fondo e' ben lontano dall'essere tra 1,2 e 2,2mm.
In realtà ha uno spessore di compreso tra 3,1 e 3,4mm!
Se pensi che la rigidità varia proporzionalmente al cubo dello spessore stiamo parlando di due strumenti completamente differenti!
Anche altre 2 Torres misurate da amici affidabilissimi hanno fondi di spessore intorno ai 3mm
Discorso simile anche per gli altri liutai, i disegni sono sempre "corretti" ad uso degli allievi della sua scuola, in modo che ne vengano comunque fuori chitarre funzionanti ma mediocri![]()
Invece la parte II e la III sono piuttosto buone e quei metodi di lavorazione sono un'opzione valida.
Un'ultima osservazione: il ponte con i fori passanti è "alla Schneider" poi adottato da tanti altri tra cui anche il sottoscritto.
In Italia il primo a usarlo mi risulta sia stato Ottavio Caiazzo nei primi anni '90 del secolo scorso
Buon proseguimento!
Mortasa ha scritto:Dal mio punto di vista la liuteria è il distillato nobile della falegnameria e come tutti i distillati non è roba per tutti gli stomaci. Per il mio no di sicuro.
Bravo Cosimo. Altro che facce di mamuthones!
Mortasa ha scritto:Il paragone non era fra le chitarre e i brutti ceffi ma fra l' impegno e la precisione necessari per fare i brutti ceffi e le chitarre.
E comunque i brutti ceffi sono tutt'altro che brutti; sono come devono essere i mamuthones.
homofaber ha scritto:Forse verrò fustigato..., magari a ragione, ma ritengo una incongruenza grossa come una casa rifarsi agli spessori di strumenti prodotti da altri liutai. Ma approfitto che il nostro grande Ciro () si sia riaffacciato!
Premetto non essere un liutaio, ma un artigiano del legno. Non leggo la musica anche se ho un discreto orecchio.
1) Parto dal presupposto che una tavola sfettata a metà per lo spessore non dia vita a due tavole identiche, quindi figuriamoci legni diversi, da alberi diversi, di centinaia di anni più vecchi e quindi caratteristiche fisiche e meccaniche assolutamente impossibili da riprodurre.
2) Ho i piani dei più famosi violini mai realizzati, sottoposti a T.A.C. o processo simile. Per risultato si ha una mappa precisissima di tutti gli spessori in ogni punto di tavola armonica o fondo. Ma che significato ha ricopiare quegli spessori? Io ritengo sia profondamente sbagliato l'approccio. Io dovrò ricavare gli spessori in base a le caratteristiche che mi forniranno una tavola che risuona dove desidero io.
Cosa c'è di sbagliato a ragionare così?!
Ginepro77 ha scritto:........per chi comincia e come me ha solo una vaghissima idea di cosa sta cercando, avere degli spessori di riferimento è un grosso aiuto... fossero anche corretti sarebbe meglio!
Ginepro77 ha scritto:Nella seconda chitarra i miei intenti documentaristici sono purtroppo decisamente calati, e della lavorazione non c'è traccia. Comunque ricalcava esattamente quella della prima: stesso progetto, legni diversi. In questo caso tutto acero per fasce, fondo e manico, e tavola in cedro.
In verità qualche variazione c'è rispetto alla precedente: paletta più piccola e di forma leggermente diversa, e ponte "alla Giussani" con corde passanti in stile acustica. Inoltre gli spessori sono diversi: fondo più spesso, fasce sottili e tavola a spessore variabile (più fina verso i bassi); anche l'incatenatura pur rispettando le stesse geometrie è fatta in cedro nella metà dei bassi e in abete per i cantini. Per ultimo in questa ho aggiunto i "bindings" (mai capito come si chiamino in italiano) ossia le modanature che coprono la giunzione tra fasce e fondo/tavola...
homofaber ha scritto:Forse verrò fustigato..., magari a ragione, ma ritengo una incongruenza grossa come una casa rifarsi agli spessori di strumenti prodotti da altri liutai. Ma approfitto che il nostro grande Ciro () si sia riaffacciato!
Premetto non essere un liutaio, ma un artigiano del legno. Non leggo la musica anche se ho un discreto orecchio.
1) Parto dal presupposto che una tavola sfettata a metà per lo spessore non dia vita a due tavole identiche, quindi figuriamoci legni diversi, da alberi diversi, di centinaia di anni più vecchi e quindi caratteristiche fisiche e meccaniche assolutamente impossibili da riprodurre.
2) Ho i piani dei più famosi violini mai realizzati, sottoposti a T.A.C. o processo simile. Per risultato si ha una mappa precisissima di tutti gli spessori in ogni punto di tavola armonica o fondo. Ma che significato ha ricopiare quegli spessori? Io ritengo sia profondamente sbagliato l'approccio. Io dovrò ricavare gli spessori in base a le caratteristiche che mi forniranno una tavola che risuona dove desidero io.
Cosa c'è di sbagliato a ragionare così?!