Nikkor ha scritto:karpov ha scritto:
@gianni: ho dovuto combattere anni con mio padre il cui modus operandi era raggiungere un risultato ragionevole considerando il tempo da impiegare.
Se mi guardo indietro non direi che una sia migliore dell'altra...sono due obbiettivi differenti

ciao a tutti
Per me hai sollevato un gran tema.
Il tempo e le risorse impiegate in un'attività sono il metro della nostra efficienza.
Questi calcoli li escludi solo in due momenti ben precisi:
- l'apprendistato
- l'arte
Ora io non vorrei sembrare vagamente pomposo ma tanto l'ho già scritto altrove: noi qui siamo perennemente in apprendistato e puntiamo alla creazione di qualcosa che assomiglia all'arte.
Senza pretese di valore assoluto, ma l'arte come espressione del se attraverso una creazione.
Il che esclude le valutazioni di tuo padre.
Per dirti io mi sono messo a fare qualche tagliere che ho venduto a un paio di banchetti lo scorso Natale. Ebbene quel discorso li è entrato preponderante.
Evidentemente tuo padre non reputava che l'hobby del legno potesse assolvere a una funzione espressiva/curativa della propria sfera emotiva, ma solo a quella strumentale alla creazione di oggetti che avevano nella propria funzione l'esaurimento della propria ragione di essere.
Il che non mi pare proprio sia il caso di Mike, come della maggior parte dei frequentatori del forum.
In realtà su questo parametro, se ci penso, se ne potrebbe fare una divisione abbastanza netta...
Finisco con un'ultima considerazione: quelle comparse tanto vituperate di utenti che emntrano per una domanda e se ne vanno, spesso appartengono alla categoria dell'approccio pratico e vengono delusi da risposte filosofiche

... Giusto per il gusto di parlare, che come l'attento Lettore non avrà mancato di notare, non mi manca
Per me la questione generale è la divisione "della vita" in due ambiti: uno, quello preponderante nella vita di ciascuno, è l'ambito produttivo. L'altro è quello del piacere.
Sono governati da logiche totalmente indipendenti, secondo me. Nell'ambito produttivo, uno compete con tutti gli altri "produttori" per ricavarsi un ottimo tra tempo/fatica impiegati e *valore* (per gli altri) della produzione.
In questo ambito ci si scorna e si cerca sempre di ottenere un livello più alto tra valore espresso e tempo impiegato, visto che il tempo è fisso e la biologia non guarda in faccia a nessuno.
Questo ambito produttivo da luogo, permette, in quelli fortunati tra i quali certamente mi annovero, uno spazio dove la produttività non gioca alcun ruolo.
In questo spazio le regole le fa ognuno di noi, secondo i gusti, le inclinazioni del momento eccetera. Chi ha un orientamento più pragmatico, magari non concepisce l'esercitarsi su micropezzetti oppure senza un manufatto utilizzabile in prospettiva in mente. Oppure se la sente di investire una certa cifra in una macchina che permetta una lavorazione in modo agevole, invece che ravanare con attrezzi più difficili da manovrare e che non garantiscono un risultato "certo".
Ma, entro i limiti del tempo che la nostra attività produttiva ci compra (diviso tra le tante componenti della "vita di relax", penso ad esempio alla famiglia o agli amici, allo sport, ad altri hobby), il valore di quel tempo è una questione completamente personale e insindacabile. Ingiudicabile proprio, almeno dal mio punto di vista.
Bonus thought: mi è venuto in mente un paragone con la corsa. Quando corri, dove vai? Da nessuna parte, giusto? Corri non per andare dal lattaio, ma perché correre fa bene. Similmente, lavorare il legno fa bene; ma qui il "bene" non è insito nella biologia dell'essere umano come la capacità cardiovascolare o i muscoli delle gambe, bensì nella sua ben più complicata e stratificata psiche
