homofaber ha scritto:MikeAnblips ha scritto:Secondo me, dove manca la normativa, il criterio può solo essere il riconoscimento.
Sei Maestro, se gli altri ti ritengono tale ed agiscono di conseguenza (ossia vengono ad imparare da te).
P.S. Sergio mi ha preceduto di un nanosfrùnzolo!
No non basta. Seguaci ignoranti possono chiamarti maestro? Rasentiamo le sètte ?!
Secondo me il modo in cui poni la questione facilita la circolarità.
Per risponderti in maniera secca: certo, stiamo rasentando le sette.
Per approfondire: non c'è scampo!
Perché si crea una "norma"? Esattamente perché l'utilità di una certa attività supera un certo grado - anche questo arbitrario e dipendente dalla cultura del tempo - per cui non si può giocare ancora a "tana liberi tutti", e ognuno si fa la setta che preferisce, col maestro che preferisce.
Se non sei a questo grado, dunque la norma non esiste, allora è l'ognun per sé. Tertium non datur, secondo me.
Poi, avendo chiarito che non può esistere altro criterio, in assenza di norma, che il proprio
personale giudizio, io direi che si può aggiungere qualche dettaglio, declinare la questione insomma. L'opzione seguente al giudizio personale è la
ricerca di territorio comune con altri esseri che si reputano - a torto o ragione - senzienti e con criteri compatibili.
Quest'azione di "media" tra le opinioni o le sensibliità di un numero maggiore di uno di persone, in genere presenta dei vantaggi sulla qualità del giudizio. Ma
niente garantisce un risultato "aderente". Infatti, esistono pure gli adoratori di Otelma. Credo che lo chiamino Maestro. O forse Divino, boh.
Come si notava poi, forse è utile ribadire che neppure
la norma ti garantisce un risultato 100%. Anzi. È però - sinora - il sistema
più sicuro che abbiamo saputo inventarci.
Quindi, se la tua domanda è: esistono dei criteri "sicuri" (o altrimenti, oggettivi) per definire un Maestro? La mia risposta è che l'oggettività viene creata dal
consenso, cioè quando più persone concordano sull'affermazione "questo è un tavolo", o "questo è un Maestro", quell'affermazione diventa "oggettiva". Dietro l'oggettività, a mio avviso, non c'è nient'altro che la concordanza di "misure".