Dopo aver passato l'ultimo mese e mezzo a spippolare coi "fundamentals" (sostanzialmente, cercare di tagliar dritto
Ho deciso di prendermi una pausa da metti-la-cera-togli-la-cera e di finire la scatola che iniziai seguendo le indicazioni di Paul Sellers (per gli amici, Paolo Venditori).
Ho iniziato da una tavola che comprai ad un falegname della zona, dividendola "a metà" per lo spessore e poi piallando. In questo modo, almeno per ciascuna delle coppie di lati, avrei ottenuto degli spessori uguali (compatibilmente con le mie abilità piallistiche)
Le code, essendo le mie prime quattro in assoluto, non sono uscite particolarmente bene ma neanche uno schifo totale
Per il fondo, ho usato una striscia di frassino (come per i lati) che il falegname mi aveva semplicemente regalato: è più stretta di quel che servirebbe ma visto che poggia su un bordino di listelli (anche quelli debitamente squadrati e piallati a spessore giusto...
Se per la larghezza non c'è niente da fare, per la lunghezza non sono stato troppo preciso con la shooting board. Ho preso nota, fatto atto di contrizione e la prossima volta lavorerò meglio :)
Il Signor Venditori propone un coperchio bello spesso, 3/4 pollice --> 18 mm, ma io ho del rovere da 26 mm e non volevo usarlo per questo progetto... Allora mi è venuto in mente di sfruttare delle piccole assi, parte di un mezzo pallet che avevo trovato in giro e che avevo usato sinora per fare un po' di pratica.
Oltre all'immancabile piallatura - esercizio di cui non ho ancora il diritto di stancarmi - c'era un altro aspetto che volevo provare, ossia l'incollaggio di due strisce a formare un (piccolo) pannello. Dopo aver controllato il migliore accostamento delle vena... Ma chi prendo in giro: ho girato le assi due/tre volte finché non mi è sembrato che andasse bene
Rendere i due profili di costa dritti mi è costato un po', questa volta... Ancora il processo-di-piallaggio è un percorso incerto che alle volte va bene, alle volte mi costringe ad interazioni troppo lunghe, smangiamenti eccessivi di materiale ecc... Questa volta visto che comunque le assicelle erano più lunghe di quel che mi serviva, ho sorvolato sull'ultimo tratto di una delle due assi.
In generale un'esperienza abbastanza mistica, con le tavole che sgusciano ed i morsetti che vorresti sempre avere una mano in più... Probabilmente anche lì devo acquisire un po' di pratica
Ad ogni modo - al mio occhio inesperto il risultato finale non sembra orrendo.
Ho poi adattato le dimensioni finali a quelle dell'interno della scatola, con qualche magheggio di pialla perché - colpa degli incastri - i lati sono ok-ish ma certamente non in squadro-da-manuale. Questo fitting mi è andato meglio, però. Evidentemente son riuscito a stare più attento.
Il buon Venditori propone per il pomolo un incastro a tenone e mortasa: io però ho fatto il coperchio decisamente più sottile quindi ho optato per una specie di mezzo legno, questa volta con il rovere per il pomolo (avevo un pezzo piccolo da usare).
Prima di operare sul paziente, ho voluto fare una prova per vedere come sarebbe uscito l'incastro. Credo sia uscito meglio la prima della seconda volta
Qui ho fatto l'errore di utilizzare una tecnica nel primo caso (tagli inclinati con la sega per tutta la larghezza) ed un'altra nel secondo (knife wall e scalpello direttamente). Credo che i bordi più puliti nel primo caso siano da imputare proprio all'aver fatto quei tagli obliqui... Va be', si tratta di provare e riprovare... Credo.
Fast forward: ho dato una piallata alle code, una levigata al tutto e due mani di cera (come mi aveva consigliato Sergio per le code). Manca la lucidatina (la cera è ancora fresca nelle foto) e finire il meccanismo di pivot del coperchio: ho prestato il trapano e mi tornerà verso fine settimana

