Vi coinvolgo subito, allora, in una richiesta di pareri e consigli.
Un amico che ne faceva legna da ardere, mi ha regalato 13 ante di infissi in legno, forse di 20/30 d’anni fa, di cui vi propongo alcune foto, rottamati da un edificio che hanno “efficientato” energeticamente sostituendoli con infissi in PVC (pare che le ante fossero almeno una sessantina).
Gli infissi rottamati mi sembrano ben fatti: legno massello a fibra fitta, dritto, vetrocamera, guarnizione, chiusura anta-telaio sui verticali con la modanatura maschio/femmina di cui non ricordo il nome.
Per ragioni di spazio non posso conservale così come sono, sicché ho ritenuto che valesse la pena sezionarle per recuperarne in parte i montanti, i traversi e le zoccolature: ho ottenuto 4 montanti lunghi 100 cm, 14 da 124 cm e 8 da 171 cm, più qualche zoccolatura e qualche traverso superiore tra i 48 ed i 62 cm.
Qui sotto le sezioni dei montanti recuperati:
Vi chiedo: di che legno potrebbero essere gli infissi?
Come faccio a rimuovere gli spezzoni delle viti in ferro dei ferma vetro, quasi tutti spezzatisi perché arrugginiti, fusi col legno e fragilissimi?
Come turare i fori delle cerniere?
P.S. Mia considerazione di “cultura” economica generale che incidentalmente tocca l’argomento che propongo; qualcuno (non ricordo chi) ha classificato i 4 modi di efficienza della spesa secondo questo schema, dal più efficiente al meno efficiente: 1) spendere i propri soldi per se stesso; 2) spendere i propri soldi per qualcun altro; 3) spendere i soldi di qualcun altro per se stesso; 4) spendere i soldi di qualcun altro per un altro ancora. La vita di questi infissi dimostra, ancora una volta, che lo Stato ha fatto spesa del 4° tipo prendendo i miei denari e dandoli ad altri affinchè questi li sperperassero (al 110%, il famoso bonus) in quella sostituzione; e c’è qualcuno che la chiama transizione ecologica!


