Secondo me non abbiamo fatto alcun ragionamento: un po’ abbiamo seguito la scia di quelli piu ricchi e potenti; le scelte le fanno in pochi, gli altri o si adeguano o le subiscono, e un po’ perchè conveniva economicamente e quando è soddisfatta questo ultima condizione, è possibile fare e giustificare qualsiasi cosa.
I principi, gli ideali di “uguaglianza”, sia su base “etica” che religiosa, non solo non sono mai rusciti a contenere completamente la voglia di possesso materiale e di potere, sugli altri, ma talvolta hanno pure portato a esiti paradossi, a paesi che si dicono socialisti e sono invece ipercapitalisti, a paesi solidali diventati egoisti.
E quindi la scelta, come dice Roberto, è rimasta libera solo fittiziamente, quella dell’ambientalista ricco libero sulle piste ciclabili e della sua volvo che emette vapor d’acqua e profumo di mimosa o della sua Tesla che non emette manco quello, ma che per produrla è stato cavato tanto di quel cobalto in africa ... da costare in termini ambientali globali come 100 utilitarie a benzina.
la decrescita “pacifica” temo sia irrealizzabile in quanto bisognerebbe invertire tre “derivate” ovvero, non è aumentato solo il consumo ma la velocità con cui è aumentato e addirittura la sua accelerazione. Come dire un treno merci che si approssima al binario morto accelerando.
Quando non basterebbe nemmeno fermare il treno ma bisognerebbe riportarlo indietro a riassorbire i danni che ha provocato.
Ogni qual volta prelevi massivamente qualcosa da un sistema chiuso molto interconnesso com’è la crosta terrestre e l’atmosfera, modifichi necessariamente qualcos’altro e può accadere che i guai si presentino con dei tempi di latenza magari di decenni o di secoli. Infatti quello che vediamo ora era stato ampiamente previsto negli anni 70. L’attenzione che venne data a quegli studi fu praticamente zero.
Oggi gli stessi prevedono cataclismi imminenti, ma nemmeno stavolta sono ascoltati.
Difficile immaginare che la decrescita possa diventare un obiettivo collettivo condiviso...

