Ma che piacere avere stanato Pirfy! era da un po che non ti leggevo, ma forse mi sbaglio, da un po sono latitante anch'io, e non per disaffezione ma per colpa di una strana apatia che m'ha preso.
Hai ragione, Pierfrancesco, sovente si parla a vanvera o, come nel mio caso, si pensa male senza la dovuta cognizione. La verità è che è fin troppo facile innamorarsi delle proprie idee, convinzioni, intuizioni, preconcetti, chiamali pure come vuoi, e si resta ciechi davanti all'evidenza. D'altra parte il "Maschio Angioino", il "San Carlo" ecc... sono la da sempre. L'obiettività, ma questo è
risaputo, è la piu colossale delle finzioni inventate dall'uomo, non esiste, esiste solo la rappresentazione che il nostro cervello fa a se stesso delle cose grazie a un insieme di fattori emozionali. Per intenderci, se dentro al Louvre ti borseggiano, difficilmente amerai quel posto che, a furor di popolo, è uno dei più importanti "concentrati di bellezza" al mondo. Solo un'altra forte emozione di segno opposto ti farà cambiare idea, o, molto più semplicemente, per dirla con un richiamo filosofico, ti si strapperà il "velo di maya" (Schopenhauer) attraverso cui ci è dato di guardare il mondo.
La mia prima esperienza napoletana fu inquinata da una scena che mi turbò tantissimo.
Ero in libera uscita, all'imbrunire con alcuni miei "fratelli di naja" e lungo una delle stradine che si articolano dal centro, forse via Toledo (ovviamente bazzicavamo sempre da quelle parti), ci ritrovammo ai piedi di una gradinata dove vidi un ferroviere (lo riconobbi dall'inconfondibile divisa) che si stava bucando, a metà gradinata due ragazzi seduti lo guardavano e la vita intorno era del tutto indifferente. Rimasi basito, anche per via dell'età matura del tossico, e credo, da allora, di aver rivissuto in sogno quella scena, colorata dalla luce gialla del lampione che la illuminava, migliaia di volte, quasi una persecuzione. Ovviamente mi sono sempre guardato dal generare nella mia mente razionale il binomio Napoli-Male, ma la scena era da iconografia moderna dell'inferno Dantesco, e il mio inconscio che l'ha patita mi ha sempre spinto lontano da Napoli.
Pur conoscendo e apprezzando espressioni culturali, artistiche e storiche Napoletane che non ho mai avuto difficoltà a ritenere verticistiche, pur consapevole che sia un centro con una delle più importanti tradizioni giuridiche italiane (tra i magistrati del mio foro molti sono napoletani e li apprezzo tutti), pur essendo assolutamente certo del fatto che Pino Daniele rappresenti una delle maggiori genialità musicali di tutti i tempi e che tutto questo (e chissà cos'altro ancora che non conosco per mia ignoranza) non possa che essere figlio di un "clima" prolifico e virtuosissimo, la scena del ferroviere che si bucava in piedi sotto un lampione nell'indifferenza degli astanti, era per me come un quadro del Goya che mi assorbiva e ottundeva.
C'è voluta la gioia di riabbracciare mio figlio, che mi sembrava di non vedere da una vita, e la luce del giorno che ho trovato assolutamente familiare (forse per via della dominanza del basalto lavico) e, perdonatemi un certo campanilismo, la percezione che in Sicilia ce lo abbiamo più grosso....(il vulcano, cosa credevate!

) ha invertito al polarità della mia anima.
A proposito, mi hanno parlato della "Napoli sotterranea", occorre che mi attrezzi per una visita guidata! se qualcuno mi vorrà fare da cicerone!...
Un forte abbraccio a tutti!!