Leggendo di un nuovo utente dalla Repubblica Ceca (benvenuto!) mi è venuto in mente di un costruttore/progettista di puzzle (deceduto anni fa) di Tabor e l’ho cercato in rete. Per un po’ il sito era stato irraggiungibile, poi mi risultava realizzasse su commissione puzzles di altri, ma per tramite di un sito tedesco, ora vedo che è ritornato in auge con un nuovo sito ben fatto e che mantiene il nome del fondatore. https://www.pelikanpuzzles.eu/
Vado su “media” e mi trovo un video di uno che sono anni che sento nominare e del quale mai avevo trovato traccia: Ray Stanton, l’inventore o meglio il perfezionatore del puzzle Slideways che è quello alla base del tavolo di Edo e mio, copia esteriore de la rotonda di Mario Bellini. Perfezionatore perchè un incastro così, tendenzialmente ha origini lontane nel tempo e sono le varianti successive che lo portano alla forma ultima. All’inizio non eravamo consapevoli della storia del disegno di quell’incastro, ma dopo averlo descritto in un forum di appassionati di puzzles mi era stato fatto notare che esisteva già e andava sotto il nome di slideways. Da quel momento mi sono sempre riferito a Fuller e Akio Yamamoto e successivamente a Stanton come ideatori. E l’ho anche ricordato ad altri, creando qualche attrito su altri forum, con altri utenti, realizzatori del medesimo incastro, e persino con l’amministrazione, giacchè ho insistito perchè venisse riportata la paternità originale
Gli stranieri, giustamente io credo, non transigono sulla “authorship” e usano riferirsi allo spunto originale di un disegno anche quando le forme derivate sono lontane varianti.
Si guardi l’interpretazione di Lee Krasnow di Slideways: https://www.instagram.com/pacificpuzzleworks/ scorrendo la pagina un po’ più giù. Probabilmente le modifiche introdotte sono tali e tante che egli avrebbe potuto ptranquillamente dare un altro nome senza violare alcuna regola. Non lo ha fatto, perchè la paternità di un idea o di un disegno o progetto, è una cosa seria e deve essere riconosciuta in modo non ambiguo. Non è una incombenza noiosa o un vezzo e spesso se omessa non è una dimenticanza accidentale, tanto è vero che lo smemorato, una volta ripreso, reagisce con irritazione.
E si noti che non mi riferisco ad astrusi meandri della legge sul copyright (i cui dettagli peraltro non conosco), ma ad una semplice regola di correttezza, come citare chiaramente l’autore e da dove viene presa una immagine di un lavoro altrui.
Il mancato rispetto di questo, configura agli occhi di molti e non solo a quelli di mentalità anglosassone, un comportamento “disonesto”.
in italia siamo purtroppo abituati a furbacchionerie ben piu gravi della mancata citazione, ma credo comunque che anche questo aspetto contribuisca a danneggiare l’immagine e la reputazione già non proprio sfavillante, che abbiamo in giro per il mondo.

