Enrico Vaime, lo sceneggiatore attore ed autore, quello che firmò molti programmi televisivi con Terzoli, ora è co-conduttore alla radio di una trasmissione su RadioDue che si chiama Black out.
Qualche settimana fa ha esclamato questa incredibile filippica contro le materie scientifiche arrivando a criticare le cose piu basilari, persino le frazioni.
Il Vaime che evidentemente esprime il suo parere personale, ma che alla radio di stato acquista un peso particolare, comunica agli ascoltatori il suo odio per le materie scientifiche che, a suo dire, umilierebbero la creatività e l’inventiva e sarebbero composte da cabalistiche regole da ricordare a memoria. Con buona pace di un certo Da Vinci che tra un dipinto e una scultura si faceva un po’ di calcolini sui poliedri. Allo scenografo sfugge che il volume della sfera non s’ha da ricordare a memoria perchè non è cabala nè prosa in rima, ma il risultato di un conto che fa uso di criteri di logica e di simmetria. Con la risoluzione di inutili anzi dannosi “problemi immaginari” nelle scienze, si riferisce forse all’astrazione? ovvero al meccanismo che ha permesso, tra le altre cose, di ipotizzare l’esistenza delle onde radio, le stesse sulle quali si basa il suo lavoro, veicolando la sua voce?
Chi studia a memoria è perchè non capisce, e chi non capisce, sarebbe prudente si astenesse.
Invece oggi bisogna prendersela con qualcosa o con qualcuno, persino con le frazioni.
Un ottuagenario ossessionato dalle lavagne che lancia anatemi come questi, non dovrebbe preoccuparsi di quanto possa risultare antipatico, quanto diseducativo.
(un grazie ad A.)
La trascrizione:
“I polinomi, ve li ricordate? Molti di voi le avranno studiati alle scuole medie. A che servivano oltre a farci disperare? E le frazioni? Quanti di noi nella vita hanno ancora incontrato queste cabale aritmetiche che ho sempre pensato che ci siano state proposte per misurare la nostra pazienza giovanile. E i logaritmi? Quante volte nella quotidianità abbiamo incontrato quelle trappole e le abbiamo grazie agli insegnamenti scolastici, evitate o risolte? Io mai. Matematica e fisica, e qui chiedo scusa a quanti hanno seguito con interesse questi argomenti che hanno cordogliato la mia prima giovinezza, erano per me, e lo ricordo bene, per molti altri anche, delle sfide mnemoniche dalle quali si doveva uscire illesi se possibile. Quanto ho detestato le materie scientifiche! Potrei parlarvene per ore. I numeri non mi suggerivano niente, rappresentavano un dovere per obbedire al quale, si doveva rinunciare alla fantasia, ma attenersi a delle regole che non ammettevano deroghe e umiliavano ogni creatività. Le scienze esatte erano nemiche della nostra possibile inventiva, indiscutibili e quindi noiose, oppressive, trasformavano anche esteriormente chi riusciva a praticare questo settore dello scibile umano, il meno affascinante a mio parere, dove la creatività era inutile, anzi nociva, l’inventiva un pericolo. Non c’era niente da inventare, ma solo da applicare cabale per risolvere problemi immaginari. Il tentativo di ingentilire il settore scientifico della nostra educazione scolare era scarso e insufficiente per superare l’aridità del settore. Qualcuno poveraccio ogni tanto cercava di sdrammatizzare se non alleggerire le formule di nessun fascino delle quali ho parlato. Ricordo un tentativo di alleggerimento settoriale diceva “il volume della sfera qual è? 4/3pigrecoerre3” mi pare. Era questo goffo ritornello il massimo della disinvoltura settoriale per dare a una cabala cupa una sua spigliatezza. Quanto ho detestato le materie scientifiche, non saprei raccontarlo, senza venir preso, a distanza di tanti anni, da un accesso di antipatia! Erano un incubo quelle formule così lontane da ogni fantasia creativa. Certe notti sognavo delle grandi lavagne piene di cifre ed io con uno straccio cancellavo ogni traccia che avesse a che fare con i numeri e con l’aritmetica.”
