Nel frattempo mi ero reso conto di aver scritto malissimo

e quindi ho riformulato.
Un TA è un nucleo magnetico anulare con avvolto un avvolgimento che costituisce un sensore di corrente. Il tutto è elettricamente isolato tranne i capi della bobina che vi spuntano. Puo essere apribile in modo da inserire i cavi nel foro o meno nel qual caso si deve interrompere temporaneamente il cavo per inserirlo.
Nel foro centrale come in una pinza amperometrica vanno fatti passare uno o piu conduttori isolati sui quali si vuole stimare la corrente. (o che essa faccia una particolare funzione)
Esiste un fattore di sensibilità del TA che dipende dalle spire e da la corrente che lui eroga in rapporto a quella misurata e come ordine è di 1: 1000 cioè 1 A nel cavo che lo attraversa produce 1 mA al sensore (es) Se i segnali su detti cavi passanti nel foro, in caso i cavi siano piu di uno, sono sfasati tra loro il TA produce un valore che si deve intendere in somma “vettoriale”. Cioè ad esempio sulla trifase ma anche sulla monofase si deve inserire un solo filo dei tre o dei due, altrimenti la lettura si annulla dato che le correnti istante per istante hanno somma 0.
se io voglio il raddoppiare il segnale fornito, faccio due passaggi dello stesso filo nel foro o 3 x triplicarlo e cosi via.
Questo porta a una diversa strategia di gestione dell’accensione dell’aspiratrucioli: non piu una scatola dove fanno capo le alimentazioni delle macchine master, e lo slave, ma uno o piu TA nel quadro elettrico opportunamente celati e attraversato/i dalle fasi “scelte” come ottimali per il sensing. L’aspiratrucioli è semplicemente comandato dal TA attraverso un circuito che, quando la corrente “sentita” supera una soglia (corrispondente all’accensione di una o piu master) lo accende tramite un relè e poi lo spegne dopo un congruo ritardo.
Questa ipotesi piu compatta ed ordinata è però perseguibile solo da chi ha accesso nel proprio lab all’impianto elettrico e lavora da solo o quasi.
Spero di essere stato piu chiaro.
