Oggi sono andato dall'otorino, non avevo la nutella, ma dopo che mi ha tolto i tappi di cerume non immaginavo si potesse sentire in modo così diverso, soprattutto prima di toglierli non pensavo di avere un problema di cerume!
Pertanto dopo aver cavalcato col magone otto pagine di
dati di fatto assoluti esposti con valori inoppugnabili che chiunque può trovare ma evita di dire anche solo dove, ovvero luoghi comuni da bar, mi sento il dovere civile di cittadino di tentare di difendere la Repvbblica ed i suoi abitanti che adoro, offrire cioè degli argomenti di riflessione a chi -a differenza di me- ha il tempo di proseguire la lettura delle pagine che seguiranno.
Dato il forum e l'interesse per l'argomento, cominciate con l'immaginarvi un bosco grande come una nazione, il bosco di uno Stato qualunque che ha il dovere ed il diritto di disboscarlo quanto serve: con la legna farà dei blocchetti che distribuirà, dopo averli messi in una grande vasca, ai suoi cittadini; ad ogni blocchetto darà un valore a seconda di taglio ed essenza, darà facoltà ai cittadini di usarli in cambio di servizi e merci ed in ultimo, per versare le tanto odiate tasse. Lo fa, lo può fare, lo deve fare perché è lo Stato ed è nella definizione di Stato l'avere queste prerogative (il documento che lo definisce è
Costituzione della Repubblica Italiana pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale 298, del 27/12/1947).
Domanda: i servizi che lo Stato offre sono pagati dalle tasse che i cittadini versano? Se sì o se no, qual è la ricerca scientifica, il documento accademico, il libro di testo che lo spiega e a che pagina?
Pongo la domanda in modo diverso: i servizi che lo Stato offre sono ricevuti in cambio dei blocchetti che ha creato? Se i cittadini non rimettono i soldi nella grande vasca lo Stato perde il diritto di tornare al bosco e tagliare nuovi alberi?
Aggiungo una domanda un po' diversa: disboscare allo Stato costa e si indebita nel farlo? Il debito è fatto verso chi? Ribaltando il concetto: chi è che può esigere quel credito? Madre Natura?
In estrema sintesi:
- lo Stato non usa le tasse per pagare i servizi perché non ha limiti di creazione della moneta, con esse regola la quantità di moneta circolante (la grande vasca) calibrandone il valore
- un quantità eccessiva può farne diminuire il valore ed aumentare i prezzi
- una quantità scarsa aumentare il valore e ridurre i prezzi
- una quantità troppo scarsa ridurre i prezzi e lasciare le merci invendute sullo scaffale perché nessuno ne ha per comprarle, come oggi: siamo in deflazione, ovvero quando i prezzi scendono e tu non hai i soldi per comprare.
Il valore corretto della valuta di una nazione è proporzionale alla sua produttività, la scienza economica studia i comportamenti di questi rapporti e flussi di capitale, ha il compito di prevedere le conseguenze come un Falegname sa quale legno scegliere per un lavoro in relazione ai movimenti nel tempo, non c'è quindi un livello assoluto di inflazione da raggiungere o mantenere, mediamente conviene avere una moneta con valore più basso se esporti, più alto se importi... ma verso quale altra valuta? Da qui l'importanza di comprendere la relatività degli agenti in atto.
Qual è il peso dell'evasione fiscale rispetto a questi flussi di capitale? Qual è il peso dell'evasione di commercianti e artigiani confronto ad evasione di industria, multinazionali e banche? Ci vogliono numeri, dati, fonti la cui attendibilità è definita non a sentimento, ma da altrettanti dati numerici e storici.
Quanto è moralmente grave evadere e quanto è moralmente accettabile avere
diciotto milioni di persone sulla soglia di povertà?
Che risvolti umani crea etichettare come una zecca il professionista che non chiede l'iva?
I soldi evasi vanno ad alimentare altri scambi di beni e servizi, per quali cifre viene creato un danno allo Stato che ne costituisca un reale problema economico?
E' meglio che un'azienda chiuda perché non riesce a far quadrare i conti per non commettere illeciti, oppure che un potenziale criminale permetta a persone di ricevere uno stipendio e delle competenze acquisite persistere?
Rispondere a quest'ultima domanda indicando che implicitamente è giustificare l'evasione e pertanto vada rigettata, equivale a ignorare il significato di priorità, la Costituzione, il proprio interesse dato dal vantaggio del benessere altrui per prosperare o peggio non avere empatia verso i propri simili, essere cioè
dis-umani: non è il criminale che si vuole difendere, bensì ciò rende un essere umano un cittadino, quali valori definiscono la comunità in cui vive e cosa una legge
non può mettere in discussione.
C'è un problema economico, c'è un problema morale. Ci sono pesi da cui derivano priorità, valutazioni che vanno fatte con dati e competenze che di relativo hanno solo punti di vista definiti da studi e valutazioni frutto di una ricerca scientifica in materie diverse, discuterne meriterebbe lo stesso rispetto con cui vi accingete a decidere come tagliare la vostra prossima fetta di noce o rovere.
Troppo ci siamo lasciati andare a quella che Gadda definiva "la porca rogna italiana del denigramento di noi stessi": l'autorazzismo vorrei fosse moderato su questo forum perché mi offende profondamente, distrugge la cultura del lavoro portata a esempio dai professionisti presenti, sminuisce i piantoni che lo popolano, ma mi limiterò a evitare questi post.
Zio Pelo mi ha dato una lezione: la sua domanda non l'ho letta come dubbio sulla moralità del professionista pronto a raccontare gratuitamente i trucchi a un furbetto che guadagna alle sue spalle rovinandogli la piazza, ma se come appassionato non sia il caso -oggi- di mandare -cortesissimamente- da un professionista chi vuole risparmiare, anche solo perché malgrado suo non può permetterselo. Parlavano tanto di quei "no che aiutano a crescere", forse è il caso di pensarci e permettere a qualcun'altro di crescere o sopravvivere visti i tempi, se si ha la fortuna di avere il tempo e i soldi per esercitare una passione.
Ritornate all'immagine di quel bosco vasto come una nazione, quando lo Stato ha effettivamente un problema? Quando un incendio lo mette "a ferro e fuoco" o quando un'altra nazione lo controlla.
Fuor di metafora lo dice lui, perché l'hanno detto altri più bravi prima di lui e specifica quando dove e tanto altro ancora.
[youtube]yjp3ls4qoSw[/youtube]