Ribadisco la mia tesi: rottura per fatica dovuta alla flessione rotante. La fotografia postata non fornisce una vista molto ingrandita, ma mi pare chiaro che la frattura presenta le tipiche due zone, una in cui si è propagata la cricca ed un'altra conseguente alla rottura definitiva.
E' abbastanza intuitivo che l'entità della flessione dipende sia dalla forza applicata sia dalla lunghezza del gambo, cose che possiamo mettere in relazione sia con la durezza del legno che con la profondità di fresatura che, ancora, con la lunghezza del tratto di gambo fuori dalla pinza. Chiaro poi che con il gambo più sottile la flessione è maggiore.
Per chi avesse voglia di approfondire un po' il concetto di fatica e di rottura per fatica :Fatica - Wikipedia
Il fenomeno si può verificare anche su un albero quasi perfettamente liscio (lappato), ma è più facilmente innescato da una discontinuità sulla superficie, che può essere una microcricca, ma anche solo un piccolissimo intaglio, un segno qualsiasi, per esempio generato da una rotazione della fresa nella pinza.
Dare dei parametri limite per evitare questo inconveniente è già problematico quando le condizioni di lavoro sono note, figuriamoci poi quando, come in questo caso, sono estremamente variabili; abbiamo già detto: durezza del materiale, "mano" dell'operatore, ecc...
