L'uomo Delle Sorelle Mute

Re: L'uomo Delle Sorelle Mute

Messaggioda CavalloGoloso » dom 20 mar, 2016 18:41

maepi ha scritto::inchino: :inchino: Bellissimo Tony!!!certo lasciarci cosi non è piacevole,conoscendo i tuoi tempi,poi................oK aspetteremo :|

Avrei voluto scrivere di più, Pietro! Ma, purtroppo, mi venuta l'influenza con febbre e tosse. Se domani sto meglio, proverò a buttar giù il seguito, magari nella pausa pranzo visto che di mattina ho un interrogatorio dai Carabinieri e nel pomeriggio debbo scrivere per lavoro.
Grazie! Sono contento che ti piaccia! :mryellow:
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Re: L'uomo Delle Sorelle Mute

Messaggioda Colombo » dom 20 mar, 2016 19:01

"....Giovanna ci "raccontò" che, in una sera di maltempo, dopo pochi giorni che la coppia aveva preso possesso dell'appartamento, era andata via la luce. Lei era uscita dal soggiorno sulle scale buie per sincerarsi che la mancanza d'energia elettrica non dipendesse dal l'interruttore generale e s'era trovato davanti Nelson, nero come un coccio di carbone da cui sporgevano gli occhi bianchi e irrorati da minuscole venuzze di sangue. La bassa statura del mauriziano aveva fatto sì che i due, scontrandosi, quasi si baciassero; così Giovanna aveva potuto vedergli gli occhi "luciferini" che uscivano dal buio e che i fulmini, filtranti dal lucernario della scala, dovevano aver reso ancor più terrificanti. Fuggì via con le braccia al cielo e la bocca spalancata per fare spazio a quell'urlo che era troppo grande per uscirle dalla gola...."

Questo periodo mi piace moltissimo per come è scritto, è ben strutturato, scorrevole ed intrigante..
...di nuovo i miei complimenti!! Continua così Tony.. :inchino:
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Re: L'uomo Delle Sorelle Mute

Messaggioda CavalloGoloso » dom 20 mar, 2016 19:10

Grazie, Giorgio, ma, come dicevo a Vincenzo, ho poco di cui gloriarmi. Il racconto "si scrive da solo"! Nessuno può capire fino in fondo ciò che intendo non avendole conosciute. Sono uno coi piedi per terra e per niente "romantico" ma le sorelle erano veramente magiche. Credimi se ti dico che, se avessi tempo a sufficienza, potrei sedermi e alzarmi con N la storia interamente scritta!!
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Re: L'uomo Delle Sorelle Mute

Messaggioda salen » lun 21 mar, 2016 18:28

CavalloGoloso ha scritto:
Torniosubito ha scritto:Non ho ancora finito di leggere tutto ma mi ripropongo di farlo ed attendo il proseguo.
Comunque complimenti tony bei racconti !!!


Grazie, scusami ma non avevo letto il tuo commento! Vado avanti allora! :-D


NELSON

Era un uomo minuto, di un'età imprecisata e per me incomprensibile, veniva dalle Mauritius e aveva una moglie di cui non rammento il nome. Il colore della sua pelle era nero. Nera era pure la moglie e nero sarebbe stato il bambino che lei portava in grembo al, credo, sesto o settimo mese di gravidanza. Come le sorelle avessero scelto chi avrebbe dovuto badare loro non lo rammento o, forse, non l'ho mai saputo; quello che so è che, un bel giorno, dopo la solita convocazione, fummo invitati a redigere il contratto che avrebbe legato Nelson e la sua famiglia alle sorelle mute.
Nelson e la moglie avrebbero abitato il piano superiore, si sarebbero fatti carico, oltre che del cibo extra, solo delle utenze servite da autonomi contatori, così che ciascuno non avrebbe avuto di che dolersi del, particolarmente parco o esuberante, stile di vita dell'altro. Questo particolare aspetto non era espressivo di tirchieria, ma, piuttosto, di una sensibilità non comune: le sorelle mute non volevano che le loro frugali abitudini si traducessero in atteggiamenti o condotte offensive per i loro "badanti". Se Nelson e la moglie avessero pagato quanto consumavano, le sorelle, certamente, non avrebbero sindacato nulla e i loro ospiti, per forza di cose, sarebbero stati più rispettosi. Mi "spiegarono" questo loro pensiero alla solita maniera: Caffè alla cannella, cioccolatini sul tavolo basso del loro salotto, luce gialla, tappezzeria a fiori e una danza di gesti, smorfie e lievi, striduli suoni soffiati con pudicizia. Il Colombo Giovanni, appollaiato sullo sparecchiatavola in noce, assisteva perplesso.

Mi sono sempre detto che se a tutti gli uomini fosse imposto il silenzio "fisico", forse, riusciremmo a comunicare meglio le nostre idee, quantomeno con maggiore "educazione", e l'ascolto dell'altro, finalmente, diverrebbe un valore.

Che Giovanna e Maria non fossero tirchie, d'altra parte, lo si sarebbe potuto facilmente cogliere nelle ulteriori e, dal mio professionale punto di vista, più importanti clausole che vollero vergate nel contratto di assistenza.
Nelson e la moglie sarebbero stati retribuiti con l'indennità di "accompagnamento" che avevamo fatto riconoscere a Giovanna. avrebbero pranzato e cenato a tavola con Giovanna e Maria, mangiando ciò che le sorelle mute mangiavano e con cui esse approvvigionavano la loro dispensa. Avrebbero potuto raccogliere dall'orto retrostante la casa tutti gli ortaggi che avrebbero contribuito a coltivare; compresi i fichi e le uova che facevano le galline della cui pulizia si sarebbe occupato Nelson. Erano condizioni "economiche" tutt'altro che ingenerose in cambio delle quali le sorelle mute "esigevano" solo la "compagnia" della famiglia che ospitavano al piano superiore. Non volevano una colf o un uomo di fatica, Nelson, è vero, avrebbe fatto la spesa (coi loro soldi), le avrebbe accompagnate dal medico, avrebbe fatto qualche piccolo lavoro in casa e altre commissioni, ma avrebbe potuto avere anche un'altra occupazione fuori dalla casa e, per ciò che loro gli chiedevano di fare, lo avrebbero "ringraziato".
Mi è servito un po di tempo per comprendere quali fossero le reali esigenze di Giovanna e Maria e perché fossero disposte a pagare tanto lautamente qualcuno solo perché, in fin dei conti, stesse, insieme alla moglie e al bambino nascituro, accanto a loro la sera quando guardavano il televisore. Dall'altro punto di vista l'impegno preso poteva, sembrare anche tutt'altro che "lieve" ma, è certo che per quanto avrebbero dato le sorelle a Nelson ogni mese, dalle nostre parti ci si pagava una badante che avrebbe dovuto essere disposta a prendersi cura di un "disabile" vero, uno di quelli che si debbono imboccare e a cui si deve cambiare il pannolone più d'una volta al giorno. Ma Giovanna e Maria erano pronte a fare ben altro: avrebbero donato la nuda proprietà della casa a Nelson se lui è la sua famiglia avessero saputo meritare un tale sacrificio.

A me Nelson piaceva ancora meno di quanto non mi piacesse "Codino". In comune i due avevano una specie di minuscola e un po' densa bava bianca che si depositava agli angoli della loro bocca e di cui entrambi non avevano cura di tergersi, oltre a uno smodato tabagismo. Chissà perché, poi, avevo associato a questi "vizi" anche l'idea che m'ero fatta di una loro particolare indolenza che, a mio modo di vedere, non si conciliava affatto coi pur lievi "obblighi contrattuali" di Nelson. Se le sorelle mute ci avessero chiesto un parere sull'idoneità del mauriziano alle incombenze richieste, né io, né mia moglie avremmo consigliato la sua assunzione e questo non solo perché da lì a poco la moglie avrebbe sgravato con conseguente indisponibilità della famigliola a dare loro l'attenzione che richiedevano, ma proprio perché Nelson mi sembrava tutt'altro che un "Brazzu di mari" (braccia da marinaio, un uomo nerboruto è incline alla fatica). Le sorelle mute non ci chiesero mai cosa ne pensassimo e, quando provammo a esternare il nostro punto di vista, una smorfia appena accennata di Maria bastò a farci comprendere che ci stavamo "allargando". Giovanna, invece, avendolo intuito, condivideva il nostro punto di vista e non tardò a manifestarci la sua antipatia verso Nelson appena poté sottrarsi allo sguardo indagatore della sorella che, evidentemente, aveva dovuto far valere la propria autorità per assumere Nelson.
Giovanna ci "raccontò" che, in una sera di maltempo, dopo pochi giorni che la coppia aveva preso possesso dell'appartamento, era andata via la luce. Lei era uscita dal soggiorno sulle scale buie per sincerarsi che la mancanza d'energia elettrica non dipendesse dal l'interruttore generale e s'era trovato davanti Nelson, nero come un coccio di carbone da cui sporgevano gli occhi bianchi e irrorati da minuscole venuzze di sangue. La bassa statura del mauriziano aveva fatto sì che i due, scontrandosi, quasi si baciassero; così Giovanna aveva potuto vedergli gli occhi "luciferini" che uscivano dal buio e che i fulmini, filtranti dal lucernario della scala, dovevano aver reso ancor più terrificanti. Fuggì via con le braccia al cielo e la bocca spalancata per fare spazio a quell'urlo che era troppo grande per uscirle dalla gola.

Mi convinsi, di contro, che a Maria fosse piaciuta, fondamentalmente, proprio l'idea che, da lì a poco, la moglie di Nelson avrebbe messo al mondo un bambino e lei, così mi sembrava, era talmente desiderosa di provare ciò che si prova a tenere in braccio un cucciolo d'uomo, che ogni altra questione, anche solo vagamente, polemica si potesse muovere al nuovo equilibrio che si stava costituendo nella sua casa, doveva essere prontamente sedata.
È molto probabile che Maria non avesse mai provato tale emozione e, per la verità, intuivo, tante altre.
Non riuscivo a percepire, allora, è oggi ancora meno, quanto possa ingenerare nell'intima esistenza di una donna il fatto di non avere mai avuto un uomo dentro.

Maria era una persona laboriosa, Giovanna meno ma, nonostante la sua cardiopatia conclamata, non era una che se ne stava con le mani in mano. Per questo non fummo stupiti quando, andando a trovarle, dopo che era nato il cucciolo di Nelson, le trovammo affannate a sfaccendare. A dire il vero non ci era mai capitato di vederle così impegnate nelle faccende domestiche ma non badammo alla congiuntura se non quando, un giorno, diversamente da come accadeva di solito quando suonavamo al campanello del portone, Giovanna s'affacciò dal balcone superiore e ci aprì invitandoci a salire. Trovammo Maria alle prese col bambino a cui stava cambiando il pannolino e Giovanna faceva il bucato nella piccola lavanderia che c'era a ridosso della cucina dell'appartamento dato ai mauriziani. Giovanna era triste e spettinata. Non mi era mai capitato di vederla in disordine prima di quel giorno, Nelson guardava la televisione e sua moglie era coricata nel letto e sorrideva con uno sguardo beota che mi indispose. La scena che vidi mi parve paradossale e pensai che avrei dovuto fare qualcosa per mettere le cose ciascuna al proprio posto. Non ebbi, però, il tempo di farlo perché dopo qualche giorno accaddero dei fatti che mi sollevarono dalla sgradevole incombenza!




...........e poi .......?
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Re: L'uomo Delle Sorelle Mute

Messaggioda CavalloGoloso » lun 21 mar, 2016 19:20

La storia continuerà presto, salen, sono a letto con la febbre e i miei neuroni ne risentono!
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Re: L'uomo Delle Sorelle Mute

Messaggioda masterbeat » lun 21 mar, 2016 20:27

Tony curati, per "l'uomo" c'è tempo , ma cerca di guarire presto però. :lol:
*** Sulu muntagni ccu' muntagni 'un s'incrontanu mai ***


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Re: L'uomo Delle Sorelle Mute

Messaggioda salen » lun 21 mar, 2016 20:45

CavalloGoloso ha scritto:La storia continuerà presto, salen, sono a letto con la febbre e i miei neuroni ne risentono!


Mi dispiace molto !!!



Riposa !!!!!

Buona serata
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Re: L'uomo Delle Sorelle Mute

Messaggioda maepi » lun 21 mar, 2016 21:02

CavalloGoloso ha scritto:La storia continuerà presto, salen, sono a letto con la febbre e i miei neuroni ne risentono!




...............mi spiace!!!in gamba e pronta guarigione !!
..tristo è quel discepolo che non avanza il suo Maestro.
L.DA VINCI.
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Re: L'uomo Delle Sorelle Mute

Messaggioda pinella » lun 21 mar, 2016 21:07

Mi raccomando Tony, cautela, e spremute d'arance ;-)
Ciao,
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Re: L'uomo Delle Sorelle Mute

Messaggioda steelwood » lun 21 mar, 2016 21:39

è una storia....bella o meno è una storia, questo conta...vi sono tutti i presupposti per far nascere un libro di consequenza un film....il succo non è che sia bella o meno.... apprezzo questo forum per la posibilità che da altrui di esprimersi.... che cosa centra la storia con il legno??? centra centra, il legno povero o pregiato che sia tramite questo mezzo unisce l'uomo e senza bisogno di colla....si puo esere in accordo o contrario di come realizzare le tecniche ma si finisce per ascoltare i sentimenti del prossimo che quel giorno invece di produrre trucioli produce lettere, parole, frasi che tutte messe insieme diventano una storia del legnofilia......

saluti
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Re: L'uomo Delle Sorelle Mute

Messaggioda CavalloGoloso » mar 22 mar, 2016 06:38

steelwood ha scritto:è una storia....bella o meno è una storia, questo conta...vi sono tutti i presupposti per far nascere un libro di consequenza un film....il succo non è che sia bella o meno.... apprezzo questo forum per la posibilità che da altrui di esprimersi.... che cosa centra la storia con il legno??? centra centra, il legno povero o pregiato che sia tramite questo mezzo unisce l'uomo e senza bisogno di colla....si puo esere in accordo o contrario di come realizzare le tecniche ma si finisce per ascoltare i sentimenti del prossimo che quel giorno invece di produrre trucioli produce lettere, parole, frasi che tutte messe insieme diventano una storia del legnofilia......

saluti


Bravo, penso che tu abbia colto nel segno. Più d'una volta. La prima quando dici "è una storia". L'uomo ne ha sempre avuto bisogno, un bisogno atavico. Una storia è sempre una rappresentazione che vive di vita propria. Qualcosa che transita dalla realtà alla fantasia.
La seconda quando parli del nostro forum. È veramente un posto in cui puoi concederti di "metterti a nudo" (che, alla fine della partita è ciò che sto facendo io) perchè hai la chiara percezione che, dall'altra parte, ci sono persone molto più simili a te (proprio per l'amore verso il legno che ci accomuna) di quanto non accada in consessi che dovrebbero, per definizione, essere maggiormente aggreganti.
Grazie!
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Messaggioda NIKK » mar 22 mar, 2016 07:05

Leggo , di solito, in silenzio questa storia ma stavolta leggendo l'ultima frase della tua risposta ho tirato un sacramento (anzi un paio) . :-D
Congressi ? ???? Che quando arrivi le due domande che ti poni sono nell'ordine: mapercheca...ocisonovenuto???? E sucessivamente : maquandofinisce? :mryellow: :mryellow:
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Re: L'uomo Delle Sorelle Mute

Messaggioda CavalloGoloso » mar 22 mar, 2016 09:13

NIKK ha scritto:Leggo , di solito, in silenzio questa storia ma stavolta leggendo l'ultima frase della tua risposta ho tirato un sacramento (anzi un paio) . :-D
Congressi ? ???? Che quando arrivi le due domande che ti poni sono nell'ordine: mapercheca...ocisonovenuto???? E sucessivamente : maquandofinisce? :mryellow: :mryellow:


Consessi, NIKK, consessi, non congressi!! quanto alle due domande, due risposte: alla prima: non saprei ! Alla seconda: Tutto ciò che ha un inizio deve avere una fine! Le sorelle erano anziane e defedate!! un po di pazienza :marameo:
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Re: L'uomo Delle Sorelle Mute

Messaggioda NIKK » mar 22 mar, 2016 12:09

Ecco la fretta che agisce con due complici
: la vista e il telefono con display minuscolo :risata: :risata: e i consessi diventano congressi :risata:
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Re: L'uomo Delle Sorelle Mute

Messaggioda CavalloGoloso » sab 16 apr, 2016 17:41

Il tripode della vita

Il dottore era un bell'uomo: brizzolato e dai tratti regolari.
Il suo sguardo intelligente e una voce gradevole generavano un eloquio tecnico ma, nello stesso tempo, comprensibile. Ciò che poteva sembrare più complesso, poi, egli lo spiegava con semplici tratti di penna che, a un certo punto del suo discorso, disegnarono su un foglio bianco una triforcazione che egli chiamò "un tripode nervoso".
Il disegno somigliava a quella che i boscaioli che avevo frequentato quando lavoravo in segheria, da ragazzo, definivano "a cunocchia" per distinguerla da "a furcatura": quei tratti di chioma d'albero in cui un ramo ne genera altri tre o due e che, quando si "truppillava", restavano tra gli scarti di lavorazione, a testimoniare l'azione violenta della motosega.
E come una motosega doveva avere agito la "Nera Moira" quando decise che Maria, la più grande delle due sorelle mute, doveva morire.
La "Nera Moira" aveva troncato prima una poi un'altra delle tre diramazioni in cui, pare, si divida quel particolare collegamento nervoso che permette al cuore di fare ciò che deve fare.
Il dottore ci spiegò che il cuore di Maria pulsava perché quel terzo filamento, anch'esso irrimediabilmente lacerato, conduceva ancora l'elettricità necessaria affinché Maria potesse vivere. Non era possibile fare null'altro che aspettare. Pochi giorni ancora, forse settimane o, magari, anche mesi! Era solo una questione di tempo. Del tempo che ci sarebbe voluto perché anche quell'ultimo, filamento si scollegasse. Era solo una questione di tempo. Del tempo che ci voleva perché la "Nera Moira" ultimasse ciò che aveva iniziato da chissà quanto tempo.
Il Dottore non mi parve piú tanto gradevole e sperai che egli non fosse poi così bravo come aveva lasciato trasparire.
Maria fu, così, congedata dall'ospedale in cui, per poco più d'una settimana, era rimasta ricoverata.
Mia moglie e io ce l'avevamo condotta quel pomeriggio del ventiquattro di gennaio quando, mentre ci recavamo allo studio, avevamo deciso di passare dalla casa delle sorelle mute per sincerarci che la loro condizione si fosse stabilizzata e che avessero chiarito a Nelson che, se qualcuno doveva fare qualcosa per l'altro, non dovevano essere certamente loro!
Ci sentivamo, in qualche misura, tenuti a vigilare anche se Maria non c'era parsa disposta ad accettare interferenze.

L'avevamo trovata seduta nella sdraio di Giovanna con in mano una ricetta medica dove, alla fine di una lunga sfilza di prescrizioni, c'era scritto: "si consiglia ricovero ospedaliero in struttura specializzata". Noi non sapevamo che Maria avesse problemi cardiaci, quella che di salute sembrava essere messa peggio tra le due era Giovanna e, del resto, Maria ci aveva sempre mostrato una certa preoccupazione per la sorella che definiva superficiale perché non sembrava darsene pensiero.
Nelson era al piano di sopra che riposava, aveva accompagnato Maria e Giovanna dal medico, ed evidentemente, riteneva di aver fatto abbastanza per quel giorno. Non ci pensammo più di tanto è decidemmo che quel "consiglio" medico doveva essere ottemperato. Andammo dapprima all'ospedale Ferrarotto dove ci sentimmo dire, da una solerte infermiera posta nella guardiola all'ingresso, che non capiva esattamente cosa volessimo, che non era quella la prassi da seguire per disporre un ricovero, e che sarebbe stato meglio recarci al pronto soccorso. Ma l'ospedale Ferrarotto era ed è, notoriamente, una struttura con un'unità cardiologica d'eccellenza e, se avessimo portato Maria al pronto soccorso, non saremmo stati altrettanto certi che la sorella avesse ricevuto le cure di cui aveva bisogno.
Al pronto soccorso, dove andammo immediatamente, attribuirono alla paziente un codice giallo e, quando provammo a esibire la ricetta del medico curante dove si consigliava il ricovero, ci fu detto che eravamo nel posto sbagliato, che, dal pronto soccorso, Maria non sarebbe stata ricoverata per il solo fatto che il suo medico curante lo aveva "consigliato". D'altra parte, dalla sommaria visita cui era stata sottoposta, non erano emerse ragioni d'intervento urgente.
Lo stato delle cose, però, ci suscitava una certa preoccupazione così decidemmo che era il caso che io telefonassi a quello che era stato uno dei cardiologi che avevano curato mio padre.
Conservavo ancora il suo numero di cellulare e anche se erano passati molti anni da quando papà era venuto a mancare, decisi di chiamarlo. Quando il dottore Arena mi riconobbe e comprese il motivo della mia telefonata, mi invitò a non indugiare e a recarmi immediatamente presso la struttura ospedaliera dove lavorava.
Non era di turno quel pomeriggio, ma mi indicò un suo collega da cui avrei potuto recarmi a suo nome perché valutasse il da farsi.
Così feci e ottenni immediatamente il ricovero di Maria. Il dottore mi spiegó che avevamo fatto bene a non trascurare il consiglio del medico curante. A quel primo controllo ne sarebbero seguiti altri. La situazione clinica di Maria era preoccupante.

Alla mia domanda sulla ragione per cui, al pronto soccorso, le avessero attribuito un codice giallo e come mai avessimo dovuto scomodare un amico perché Maria ricevesse le cure che lui le stava prestando, mi guardò con gli occhi tristi e rassegnati, alzò le spalle e andò via.
Provvedemmo ad avvertire Giovanna tramite la vicina di casa che si fece carico anche di scomodare Nelson affinché ci facesse pervenire la biancheria di Maria. Una volta effettuato il ricovero, andammo al lavoro quando era già troppo tardi per iniziare a studiare il processo che mi avrebbe visto impegnato due giorni dopo, ma la cosa non mi preoccupava, Maria stava male, e io mi sentivo inspiegabilmente responsabile verso quell'anziana signora.
Mi attanagliò anche un forte senso di colpa verso mia madre che, da anni ormai, da quando mio padre era morto, viveva da sola, a parecchie decine di chilometri da me e del cui stato di salute, mi rendevo conto solo in quel momento, sapevo assai poco; pensai a tutte le volte in cui mi aveva detto al telefono che aveva trascorso una "brutta nottata", e a tutte le volte in cui aveva avuto il solito disturbo alla coliciste o a quando mi diceva che, ormai, vedeva quasi nulla perché la sua maculopatia si era aggravata. Pensai che non mi ero mai preso cura di mia madre, ne mi ero mai preoccupato della sua solitudine di cui lei, mi diceva, non soffriva: perché c'era Rosanna, c'era Marcella, c'era Francesca, perché tutte andavano a trovarla e lei era felice e orgogliosa del fatto che mostrassero di avere piacere a intrattenersi con lei anche ben oltre l'orario di lavoro concordato per le pulizie di casa che mia madre dirigeva con scrupolo a giorni alterni. Pensai che tutte le volte in cui mi era capitato di accompagnare mia madre dai medici, non ero stato meno svogliato di quanto si mostrasse Nelson con le sorelle mute. Del resto, mi giustificavo, mia madre sapeva perfettamente come gestire le molteplici terapie famacologiche cui era sottoposta e che, quel pomeriggio, mi parvero veramente tante. Non resistetti oltre all'impulso di telefonarle e, da quel pomeriggio, mai attesa mi parve, e mi sarebbe parsa per il futuro, più lunga e frustrante quanto quella necessaria a che lei, dall'altra parte del filo sollevasse la cornetta e mi dicesse: "ciao tesoro"!
Ultima modifica di CavalloGoloso il dom 17 apr, 2016 03:27, modificato 3 volte in totale.
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