Io uso normalmente, per fare le aste cromate per i cilindri, delle aste di acciaio c45 con rivestimento di cromo.
Questo rivestimento parte da un minimo di 25micron fino ad arrivare anche a spessori di decimi.
Di solito però, per aumentare in maniera così forte lo spessore di cromo si usa come base delle barre di acciaio anche bonificato con una leggera rigatura che serve a trattenere meglio il cromo superficiale.
Esistevano degli escavatori, i famosi Orestein & Koppel, che nei loro cilindri vi erano montate delle aste cromate composte da acciaio bonificato e temprato con una rigatura superficiale che sembrava una filettatura passo 0,5 su cui fondevano/depositavano/formavano uno strato di cromo di circa 2mm (due millimetri), non lo potevi scalfire con nessun utensile, ma se proprio volevi tagliarlo, potevi usare la fiamma ossidrica che però per riuscire nell'operazione dovevi spostarti lateralmente durante il taglio, per fonderne almeno un buon centimetro in larghezza di stelo, oppure non riuscivi a tagliarlo, diciamo che lo fondevi e non che lo tagliavi.
Per ambiente offshore di solito usiamo delle barre di acciaio inox ma se non cìè un rivestimento di cromo abbastanza forte, chiamato "in nebbia salina" durerebbe pochissimo, perchè l'inox non risulta abbastanza duro da sopportare lo scorrimento continuo dello stelo sulle guide e sulle guarnizioni.
Il consumo non è solo dato dalla non durezza, perchè di duro è anche duro, ma da quella proprietà che Rolly ha spiegato benissimo, di quelle particelle che si accoppiano facilmente riuscendo a fondersi tra di loro avendo come risultato un grippaggio delle superfici con conseguente consumo esagerato e mancata tenuta delle guarnizioni.
Diciamo, quello che succede in maniera simile tra la superficie dei due filetti, dado/perno.
Questa è la mia esperienza sul campo.
