Banco Sega

Re: Banco Sega

Messaggioda gmgd » dom 30 dic, 2012 23:38

Cartouche ha scritto:
gmgd ha scritto:Aurè mi piacerebbe vederlo il tuo banco sega.


Guarda un po' se puoi vederlo qui: http://arcadilegno.it/viewtopic.php?f=23&t=1394&highlight=

A.


Visto,
in effetti somiglia proprio ad un banco con un gruppo motore lama montato sotto,
quello della combinata di mio padre ( che poi è quasi staccato dalla combinata),
avrà più o meno le dimensioni del tuo (forse appena più grande)ma ha la particolarità
di avere il gruppo lama fisso è il piano mobile, sia in altezza che in inclinazione dx e sx,
ci lavoravo bene facendoci quasi tutto,
con la squadratrice che ho adesso è tutta un'altra cosa, me ne rendo conto solo ora che
ce l'ho, il carro filo lama offre una serie di vantaggi, poi togliendo il telaio, accostando la
bandiera al corpo (ha un'inserto a calamita che lo tiene) e bloccando il carro,
diventa un banco sega.
Con lo spazio che hai nel tuo laboratorio ci starebbe bene e ne avresti sicuramente
vantaggi rispetto al tuo,
certo non sono le macchine che fanno la differenza nei tuoi lavori bensì il "manico" che è
il tuo strumento migliore.

Alla macchina è demandata la parte gravosa e noiosa del lavoro, io da quando ho questa squadratrice mi sono tolto l'assillo di misurare quello che taglio, le righe graduate (tutte regolabili ) e le battute mobili mi danno l'assoluta garanzia di tagliare sempre preciso.
Io credo che gli americani abbiano più manualità rispetto a noi e per questo possono
permettersi macchine meno performanti (o forse solo meno appariscenti) delle nostre.
Michele.
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Re: Banco Sega

Messaggioda CavalloGoloso » lun 31 dic, 2012 08:35

Io non credo che la maggiore manualità degli Americani sia la causa del fatto che non usano macchine come le nostre!
Detta così parrebbe che hanno un patrimonio genetico di cui noi non siamo dotati! ;-)
Semmai, ritengo che, nei dovuti termini, le cose stiano esattamente al contrario!
Penso che gli Americani abbiano avuto, e abbiano ancora oggi, cura di conservare la loro manualità proprio non attrezzandosi coi nostri "ROBOT". Aurelio, una volta da qualche parte, lo ha pure detto: le nostre squadratrici sono in voga anche in America presso i falegnami che fanno cucine e che debbono tagliare i grandi pannelli di prelavorati. Quindi le macchine di tipo europeo non è vero che non esistono in America, è vero piuttosto (questa è una mia personale convinzione) che gli ebanisti preferiscono non inquinare la loro destrezza, magari acquisita con anni di apprendistato a cui danno anche il giusto valore economico, "viziandosi" con macchine che, per la loro concezione, ti inducono ad accantonare conoscenze basilari (come le tecniche necessarie a rendere ripetibili le misurazioni o altro che non so). Oggi da noi molte professionalità e maestranze sono del tutto estinte per via dell'irrefrenabile evoluzione tecnologica che ci ha dotato di strumenti che, se da una parte ti consentono di risparmiare del tempo (cosa che, si badi, comprendo e rispetto! ) nelle lavorazioni che prima erano più tediose, dall'altra ti privano di quel contatto che ti fa entrare in simbiosi con la materia e che ti consente di comprendere l'essenza nella sua pienezza. Lavorare il legno (che è, ritengo, cosa diversa dal lavorare il multi strato, il truciolare o l'MDF) significa, secondo me, comprendere le caratteristiche di una determinata essenza e adattare, la forma del manufatto, le sue dimensioni, il tipo di lavorazione e il tipo di finitura a quelle caratteristiche; non "piegare" la materia al nostro volere, cosa che si rivelerebbe molto presto una scelta assolutamente fallace (ricordo una lunga discussione avuta su questo forum circa l'opportunità di incollare le tavole di costa invertendo il verso delle venature). La differenza tra un manufatto artigianale e uno (ma non è più un manufatto!) industriale, oltre alla materia prima adottata, differisce proprio in questo, ossia, nel fatto che quello artigianale (e lo si percepisce pienamente) trasuda di questa sorta di fusione che c'è tra il legno e la mente di colui che lo ha realizzato. Nel mio piccolissimo impegno hobbistico, ho sempre avuto solo elettroutensili, da qualche settimana ho acquistato una pialla manuale con cui ho, per addestrarmi, iniziato a fare trucioli di tutte le misure e su legni differenti, riesco adesso a capire il perché di tante cose che prima mi erano ignote e ho la sensazione che altre ancora le "apprenderò". Ovviamente il mio ragionamento va preso coi dovuti distinguo, non voglio essere un integralista ma credo di non dire cose sbagliate. Ho, perciò, la sensazione che, così come il processo di comprensione e di apprendimento sia agevolato dall'uso di strumenti "spartani", allo stesso modo e, sicuramente con maggiore rapidità, ci si liberi di conoscenze e di abilità quando si fa massiccio ricorso a mezzi tecnologicamente avanzati.
Io ho la sensazione che il nostro declino culturale nasca proprio dalla nostra incapacità di rendere la tecnologia uno strumento utilissimo al nostro servizio e non il contrario come, penso stia accadendo!
Altro che gente strana gli Americani! Secondo me sono più furbi di noi! (Ma cominciano ad essere in tanti ad essere più furbi di noi. Il declino di ROMA iniziò quando si rilassarono i costumi, mutatis mutandis!!!)
Ciao
Ultima modifica di CavalloGoloso il lun 31 dic, 2012 08:42, modificato 1 volta in totale.
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Re: Banco Sega

Messaggioda forUHMer » lun 31 dic, 2012 13:02

CavalloGoloso ha scritto:.... dall'altra ti privano di quel contatto che ti fa entrare in simbiosi con la materia e che ti consente di comprendere l'essenza nella sua pienezza. Lavorare il legno (che è, ritengo, cosa diversa dal lavorare il multi strato, il truciolare o l'MDF) significa, secondo me, comprendere le caratteristiche di una determinata essenza e adattare, la forma del manufatto, le sue dimensioni, il tipo di lavorazione e il tipo di finitura a quelle caratteristiche; non "piegare" la materia al nostro volere, cosa che si rivelerebbe molto presto una scelta assolutamente fallace



Concordo, il legno ha un carattere, una sua direzione, è mutevole, vivo, meteoropatico anisotropo,, ha dentro il vissuto dell'albero, il tempo, il vento che l'ha piegato, gli anni buoni e quelli siccitosi, si piega ma ritorna com'era, è cibo per i tarli, puzza o profuma, cambia colore, è radiodatabile, infiammabile; è armonico, per andarci d'accordo devi assecondarlo, conoscerlo, litigarci, scenderci a patti, a compromessi come con le persone

Il truciolare è un frankestein che non ha mai preso vita, è isotropo, passivo, monotono, stabile obbediente e prevedibile, perchè è morto. Non appetibile, è indigesto, inquinante, odora aromatico ma sintetico, talvolta tossico. Forse è comodo lavorarci, perchè non reagisce, non si oppone, non ha nervo, non ha direzione, è amorfo e apatico, Fai presto a conoscerlo e a dominarlo. Ma non risuona, non ha frequenze proprie, non puoi farci uno strumento perchè non ha armonia, non vibra, è un corpo sordo.


Io ho la sensazione che il nostro declino culturale nasca proprio dalla nostra incapacità di rendere la tecnologia uno strumento utilissimo al nostro servizio e non il contrario come, penso stia accadendo!

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Re: Banco Sega

Messaggioda gmgd » lun 31 dic, 2012 14:18

Tony,
nella tua risposta esordisci come se non avessi afferrato bene il senso
della mia affermazione, ma poi continui nel senso opposto,
mi spiego meglio:
di piu manualità si dispone e meno si ha bisogno (volendolo) di macchine che
meglio sopperiscono alla mancanza di questa,
che poi a forza di non avvalersi di macchine si affini la manualita
è anche vero ma non è quello che volevo dire io.

Gli americani credo abbiano una maggiore tradizione nella lavorazione
manuale, niente a che vedere con il patrimonio genetico,
basti pensare alla sterminata tipologia di pialle Stanley adatte a coprire
tutte lo scibile delle lavorazioni falegnameresche.

Chi ha fatto l'apprendistato di una volta ( ad esempio io) riesce ad apprezzare
pienamente il vantaggio della macchina e lo vive come un sollievo al gravame
del lavoro, e non come l'unica metodologia possibile.
Potrei anche fare degli esempi.....................

Aurelio secondo me ne trarrebbe solo benefici, ma potrebbe anche infischiarsene
perchè lui può operare anche in maniera differente ma altrettanto efficacie.

Io da sempre sono fautore della doppia opzione manuale/macchina queste
alternativamente hanno il potere di tolglierti dalla mer..... ;-)
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Re: Banco Sega

Messaggioda CavalloGoloso » lun 31 dic, 2012 15:53

gmgd ha scritto:Tony,
nella tua risposta esordisci come se non avessi afferrato bene il senso
della mia affermazione, ma poi continui nel senso opposto,
mi spiego meglio:
di piu manualità si dispone e meno si ha bisogno (volendolo) di macchine che
meglio sopperiscono alla mancanza di questa,
che poi a forza di non avvalersi di macchine si affini la manualita
è anche vero ma non è quello che volevo dire io.

Gli americani credo abbiano una maggiore tradizione nella lavorazione
manuale, niente a che vedere con il patrimonio genetico,
basti pensare alla sterminata tipologia di pialle Stanley adatte a coprire
tutte lo scibile delle lavorazioni falegnameresche.

Chi ha fatto l'apprendistato di una volta ( ad esempio io) riesce ad apprezzare
pienamente il vantaggio della macchina e lo vive come un sollievo al gravame
del lavoro, e non come l'unica metodologia possibile.
Potrei anche fare degli esempi.....................

Aurelio secondo me ne trarrebbe solo benefici, ma potrebbe anche infischiarsene
perchè lui può operare anche in maniera differente ma altrettanto efficacie.

Io da sempre sono fautore della doppia opzione manuale/macchina queste
alternativamente hanno il potere di tolglierti dalla mer..... ;-)


Ciao, Michele!
Figuriamici se posso pensare che tu possa pensare che gli Americani....
La mia era semplicemente un'affermazione, per così dire, iperbolica infatti ho esordito con "detta così.."
e il ragionamento che ho cercato di svolgere ha solo preso lo spunto dal "Banco sega o dalla squartatrice" e dalle diversità che esistono nella cultura americana rispetto alla nostra avuto riguardo, naturalmente, alla lavorazione del legno ( ma sono convinto valga anche più in generale e in alcuni altri settori nello specifico).
D'altronde, dal canto tuo hai premesso di essere "figlio d'arte" e molto legato ai metodi tradizionali nella lavorazione del legno, quindi non volevo censurare il fatto che trovi più comoda la squadratrice rispetto al banco sega che hai ereditato dal papà. Sei ricco di un substrato culturale ( e ancor di più Aurelio se mi consentì) che, certamente non verrà cancellato per il solo fatto di avere fatto ricorso ad uno strumento tecnologicamente più avanzato di un banco sega come è tradizionalmente inteso e utilizzato massivamente in America.
Chiarito questo, vorrei spiegare meglio il senso del mio discorso:
Ribadisco che le mie sono sensazioni in quanto non sono in possesso di dati che confermino la bontà delle mie affermazioni che, perciò, potrebbero essere delle grandi castronerie, (sono quindi aperto anche a sonore smentite)
Come dicevo ho la sensazione che in America ci sia la tendenza a proteggere il patrimonio di conoscenze, la manualità, le tecniche laboriose, e tutto quanto un falegname ha acquisito con la propria formazione e con la sua esperienza professionale. Credo anche che questa tendenza passi anche attraverso le dotazioni di strumenti che equipaggiano un laboratorio artgianale e, conseguentemente, anche le industrie che producono gli strument stessi.
Per fare un esempio ti invito, se già non lo hai fatto, a dare un'occhiata al sito della Powermatic, o di altri marchi americani, noterai che macchine come quelle loro da noi non vengono prodotte, noterai anche che hanno dei modelli che definiscono "Contractor" che, pur essendo più economici rispetto ai "Cabinet" sono dotati di piani in ghisa e di sistemi di sollevamento - inclinazione della lama realizzati come si deve. Da noi, si salta dal banchetto in lamiera con piani in alluminio e sistema di gestione della lama da codice penale (leggesi Truffa) alle squadratrii che, a comprarle nuove, devi ricorrere a un mutuo.
Come vedi la questione valica i limiti dello strumento in quanto tale per diventare un preciso problema culturale che produce effetti in più direzioni. Da una parte rassicura le future generazioni di falegnami (e tutti quelli che, diversamente da te, non hanno la fortuna di avere alle spalle una tradizione artigiana di vecchio stampo) del fatto che non è necessario dover acquisire le tecniche di piallatura manuale perché tanto c'è la filo spessore che fa tutto, che non è necessario capire come fare ad evitare le scheggiature in uscita perché l'incisore evita ogni problema. (Naturalmente faccio esempi che potrebbero non essere del tutto calzanti ma possono rendere l'idea)
Dall'altra impedisce un giovane artigiano di dotarsi dell'essenziale senza imbrigliarsi con prestiti che, quando avrà finito di pagare, dovrà immediatamente rinnovare per sostituire le macchine già obsolete.
Conseguenza di tutto questo è che molte delle tecniche, ormai non più essenziali per giungere al risultato finale, si perdono nell'arco di un salto generazionale; gli artigiani debbono diventare ragionieri per gestire i vari leasing, finanziamenti e prestiti vari e, per finire, la nostra storia, la nostra sapienza diventerà sempre più evanescente.
La mia, dunque, non è una polemica sull'uso di questo o quello strumento, ma è un discorso che investe la nostra mentalità (quella si, purtroppo, geneticamente condizionata) in generale, molto incline ad accogliere senza indugio quanto ci viene imposto dal mondo della produzione senza cercare di influire a nostra volta su questa.
Mi viene in mente un parallelismo col mondo della fotografia che, sebbene non sia particolarmente calzante e, per certi versi antitetico, col ragionamento svolto potrebbe aiutare a comprendere meglio quello che dico...
Ma magari lo faccio un'altra volta, forse ho detto troppe cose tutte insieme e il discorso è diventato incomprensibile... :fatica:
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Re: Banco Sega

Messaggioda gmgd » mar 01 gen, 2013 13:43

Ok Tony,

spostando il discorso sugli americani ( non ne so granchè, e qui ci verrà in soccorso Aurelio)
io rimango stupito dal fatto che a fronte della grandiosità dei loro lavori i laboratori che hanno
sembrano garage arredati con gusto e dotati di macchinette di taglia hobbistica,
almeno questa è l'impressione che ho io,
qui da noi i laboratori professionali ma di taglia artigianale hanno macchine molto più grandi
rispetto alle analoghe di oltreoceano, (così mi sembra)
sicuramente è solo una questione culturale, li le cose si sono evolute in quella direzione.

Nella nostra (mia) ottica del comprare definitivo si pensa di spendere bene prendendo
qualcosa della quale un domani non se ne dovrà pentire, come quando da ragazzo la mamma
ti comprava vestiti di una taglia più grande perchè crescendo continuassero ad andarti bene,
forse nella ricca e opulenta america esiste un margine economico maggiore che permette
di adeguare le esigenze man mano che queste si presentano.

Riornando al banco sega, quelli visti dalle varie segnalazioni di questo topic, che non avevo mai visto, ne valutato, ne provato, penso che a me starebbero parecchio stretti, ma potrei anche sbagliarmi, forse perchè ho provato qualcosa di più grande,
la mia non è esageratamente grande, pagata (soli) 3300 Euro, dubito che possa essere
minimamente paragonata al migliore dei banchi sega di piccola/media taglia.
Di contro l'hobby ha le proprie esigenze la professione altre, anche se spesso queste si sovrappongono, in questo caso una macchina più performante è da preferirsi.
Ultima modifica di gmgd il mar 01 gen, 2013 13:46, modificato 1 volta in totale.
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Re: Banco Sega

Messaggioda CavalloGoloso » mar 01 gen, 2013 15:09

Come dicevo, io parlo da "osservatore" ovviamente non posso conoscere le problematiche profonde del mondo della falegnameria per cui ....
Vedi Michele, quando parli degli Americani, quello che salta all'occhio a te è esattamente quello che salta all'occhio a me! e che mi fa pensare e dire quello che ho detto. Tu dici ".... li le cose si sono evolute in quella direzione", Io, dal canto mio, mi chiedo perché li le cose si sono evolute in quella direzione. In parte questo discorso lo abbiamo già affrontato quando abbiamo parlato del "tramandare i segreti", rammenti? mi pare addirittura che sia stato tu ad aprire quel topic interessantissimo dove Aurelio ci ha detto cose importanti su quello che, dal suo punto di vista, è stata l'evoluzione della falegnameria negli States e delle cause di questa profonda diversità rispetto all'Europa.
Io dal canto mio ho un'idea puttosto nostalgica di questa professione che mi ha sempre affascinato e vedere le location dei laboratori Americani mi fa pensare a un mondo realmente bello dove un artigiano può lavorare "a misura d'uomo", in una condizione ricca di soddisfazioni legate al "Fare" più che all'affannarsi nel cercare le commesse giuste che ti consentono di fare i profitti necessari per poter pagare tutto quello che c'è da pagare..Ho la sensazione che questo abbia finito col fare della falegnameria tradizionale dove si costruiva di tutto, una piccola fabbrica deputata alla produzione d'infissi e porte (contro cui non ho nulla, intendiamoci) sempre più simili ai prodotti dell'industria.
Sembra strano che si sia arrivati a parlare di questo partendo da un "banco sega" ma credo che anche l'evoluzione degli strumenti segua una logica che tende a portare gli utilizzatori verso una direzione piuttosto che un'altra, non ti pare? Mi da solo fastidio che non possano essere gli artigiani col loro mondo di idee e di fantasia a non poter influire sul mondo della produzione e, in generale sul mondo dell'economia come mi sembrerebbe giusto che fosse.
Ritornando al Banco sega, è fuori di dubbio quello che dici, anche circa le ragioni che possono indurre ad un certo tipo di investimento piuttosto che un'altro! ci mancherebbe altro!. Io nella mia posizione di hobbista cerco di dotarmi degli strumenti migliori anche avendo riguardo a ciò che potrei farci in futuro e non solo per sopperire a una necessità immediata. Quindi comprendo appieno. Infatti il succo del mio discorso non metteva assolutamente in discussione le tue riflessioni. Alla fine MI ROMPE SOLO L'IDEA CHE SE VOLESSI (E LA VORREI) UNA POWERMATIC O UNA MACCHINA SIMILE NON POSSO AVERLA SENZA ACQUISTARLA IN AMERICA. PERCHè DEBBO COMPRARMI PER FORZA UNA SQUADRATRICE O UNA COMBINATA se decido che il mio lab deve essere in un certo modo piuttosto che essere come altri (l'industria) decidono, imponendomi solo una certa tipologia di prodotto? Perchè è più performante? Sarà anche vero ma se il mio gusto nel fare una determinata cosa passa attraverso una via un po più tortuosa mi piacerebbe essere libero di farlo, di decidere da me! Per intenderci faccio un esempio lapalissiano: "le code di rondine" certamente è più performante un bel supporto della Leigh con le sue dime (che preciso a me piacciono tantissimo) eppure c'è chi si ostina ancora a farle a mano! (e non sono solo gli hobbisti) Questo vorrà pur dire qualcosa! il risultato finale è fungibile?
Preciso che di recente ho lavorato con una squadratrice con carro a filolama lungo circa due metri, dotata di incisore e di ogni altra grazia di Dio e la cosa non mi ha entusiasmato affatto. Per i pannelli trovo molto più comoda una sezionatrice verticale o perfino i miei binari della Festool, ma ,ovviamente, non ho alcuna pretesa di fare opinione.
Buon anno, Michele!
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Re: Banco Sega

Messaggioda gmgd » mar 01 gen, 2013 15:59

Bene anzi benissimo!

Perchè in america le cose si siano evolute in quel modo non saprei,
nel mio lab ho un documento scaricato dal sito di
Ellis Island che attesta lo sbarco di un prozio di mio padre
che nel registro del 1906 venne registrato come "carpenter"
a differenza di altri suoi compaesani censiti come "laborer",
non torno mai più in Ialia. Mi piace pensare che anch'esso
abbia contribuito all'evoluzione della falegnameria americana,
................e la cosa mi inorgoglisce parecchio.

Tu hai la mia stessa idea romantica della falegnameria,
ma io ne ho anche una visione più realistica e utilitaristica,
sono una sorta di dottor Jeckill e mr Hyde del legno.

Se da un lato plaudo (per questo ne chiedo notizie) a macchine
piccole che lasciano spazio al valore aggiuto umano, dall'altro
e qui le mie perplessità, ho necessità delle "facilitazioni" che
macchine più performanti offrono.

Un felice anno nuovo a tutti voi.
Michele.
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Re: Banco Sega

Messaggioda CavalloGoloso » mar 01 gen, 2013 17:36

gmgd ha scritto:Bene anzi benissimo!

Perchè in america le cose si siano evolute in quel modo non saprei,
nel mio lab ho un documento scaricato dal sito di
Ellis Island che attesta lo sbarco di un prozio di mio padre
che nel registro del 1906 venne registrato come "carpenter"
a differenza di altri suoi compaesani censiti come "laborer",
non torno mai più in Ialia. Mi piace pensare che anch'esso
abbia contribuito all'evoluzione della falegnameria americana,
................e la cosa mi inorgoglisce parecchio.

Tu hai la mia stessa idea romantica della falegnameria,
ma io ne ho anche una visione più realistica e utilitaristica,
sono una sorta di dottor Jeckill e mr Hyde del legno.

Se da un lato plaudo (per questo ne chiedo notizie) a macchine
piccole che lasciano spazio al valore aggiuto umano, dall'altro
e qui le mie perplessità, ho necessità delle "facilitazioni" che
macchine più performanti offrono.

Un felice anno nuovo a tutti voi.


Hai anche la mia stessa età! :mryellow:
Spero che tu resti, comunque, fedele al tuo patrimonio culturale!
L'evoluzione è nell'ordine naturale delle cose, non è quella che mi fa paura!
Non mi fa paura neanche l'idea di trarre profitto dal proprio lavoro, specie se fatto con passione (non sono uno stolto) e se ridurre i tempi di lavorazione è possibile, ben vene pure.
Ciò che non va è "BUTTARE IL BAMBINO CON L'ACQUA SPORCA"
Ma son certo che tu non lo farai
Tony
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Re: Banco Sega

Messaggioda Cartouche » mar 01 gen, 2013 18:05

Ho l'impressione e correggetemi se sbaglio, che l'idea dei laboratori americani che voi avete è quella dipinta dalle varie pubblicazioni americane che sono rivolte in gran parte all'hobbista.
Infatti in queste pubblicazioni non si vedono i laboratori semi industriali dove il prodotto giustifica macchine di ben più grandi dimensioni e dove la costante lotta contro i prezzi e l'orologio fa diventare questi attrezzi indispensabili.

Se io facessi cucine, "built in" ecc. e se facessi grande uso di materiale che arriva in fogli da 4’ x 8’ i miei attrezzi sarebbero completamente diversi.

Invece i miei mobili sono generalmente di dimensioni ridotte, sono progettati con l'aspetto estetico come elemento principale.
Non cambio il disegno perchè quel dato particolare non lo posso fare a macchina, se ci metto molto tempo, non importa.
Qui entra anche il discorso delle code, io le faccio tutte a mano, ci metto di più che se le facessi con uno di quei jig commerciali ma il risultato mi piace di più e piace di più anche ai miei clienti che tante volte le esigono.

Dunque, anche qui ci sono diversi aspetti della falegnameria, ci sono dei laboratori dove producono mobili semi industriali dove ci sarà solo un "falegname" tutti gli altri sono "laborers" che si limitano a spostare pezzi tra una macchina e l'altra.

Da una parte ci son le mele e dall'altra le arance, anche se sono entrambe frutta, il sapore, l'aspetto ecc. sono diversi.

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Re: Banco Sega

Messaggioda CavalloGoloso » mar 01 gen, 2013 23:00

Cartouche ha scritto:Ho l'impressione e correggetemi se sbaglio, che l'idea dei laboratori americani che voi avete è quella dipinta dalle varie pubblicazioni americane che sono rivolte in gran parte all'hobbista.
Infatti in queste pubblicazioni non si vedono i laboratori semi industriali dove il prodotto giustifica macchine di ben più grandi dimensioni e dove la costante lotta contro i prezzi e l'orologio fa diventare questi attrezzi indispensabili.

Se io facessi cucine, "built in" ecc. e se facessi grande uso di materiale che arriva in fogli da 4’ x 8’ i miei attrezzi sarebbero completamente diversi.

Invece i miei mobili sono generalmente di dimensioni ridotte, sono progettati con l'aspetto estetico come elemento principale.
Non cambio il disegno perchè quel dato particolare non lo posso fare a macchina, se ci metto molto tempo, non importa.
Qui entra anche il discorso delle code, io le faccio tutte a mano, ci metto di più che se le facessi con uno di quei jig commerciali ma il risultato mi piace di più e piace di più anche ai miei clienti che tante volte le esigono.

Dunque, anche qui ci sono diversi aspetti della falegnameria, ci sono dei laboratori dove producono mobili semi industriali dove ci sarà solo un "falegname" tutti gli altri sono "laborers" che si limitano a spostare pezzi tra una macchina e l'altra.

Da una parte ci son le mele e dall'altra le arance, anche se sono entrambe frutta, il sapore, l'aspetto ecc. sono diversi.

A.


Ormai parecchi anni fa! Fui ospite a casa di un mio amico a Modica, nel ragusano, il padre faceva il falegname.
Ricordo la mia visita al suo laboratorio! È stata entusiasmante, tutte quelle macchine (anche uno di quegli autobus che chiamate squadratrici), gli attrezzi manuali in bella vista! Aveva pure una sega radiale, attrezzo che mi ha sempre affascinato. Dentro casa tutti gli arredi erano di ottimo gusto e ricordo ancora una credenza in stile modernissimo realizzata in palissandro mentre aveva in cantiere una consolle in noce nazionale con intarsi in ulivo. Una vera meraviglia! Quando chiesi quanto avrebbe chiesto per quel mobile, il padre del mio amico mi gurdò come se fossi un marziano e mi disse che quel pazzo lo stava realizzando per se, che la sua committenza era di natura diversa e che i mobili non li faceva più, ormai, da anni se non per la propria famiglia e qualche cliente che voleva qualche box da aggiungere alla cucina coomponibile per andare a riempire uno spazio afflitto da un fuori squadro tra le pareti. Guadagnava esclusivamente grazie alla realizzazione di porte tamburate e di infissi in douglas.
Io non so quanto questa cosa sia diffusa! E quanto le cose siano cambiate in questi anni. Quello che so e che quell'artigiano era molto bravo e mi piange ancora il cuore a pensare che tanta sapienza non abbia prodotto cose
come quelle che ho visto.
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Re: Banco Sega

Messaggioda gmgd » mer 02 gen, 2013 00:04

Aurelio,
si è come dici tu, io ho un'idea molto vaga di come sono le cose
al di fuori dello "sperone d'Italia",
e si che mi piacerebbe venirlo a conoscere il mondo che sta dalle tue parti,
da noi ci sono olivi secolari che hanno radicato sulla roccia, vedono lago e mare
e vengono battutti da venti fortissimi ma non si muovono,
anch'io ho il timore di aver radicato come loro. :cry:

Tony,
capisco bene la storia di quel tuo amico falegname,
è la storia di tanti, ed è anche la mia, anch' io le cose più belle le ho fatte per me,
cosucce del genere,

[IMG]http://i49.tinypic.com/voc0g9.jpg[/IMG]





Sto caz... di topic sta prendendo una vena nostalgica,
sarebbe forse il caso di chiuderlo?


Felice anno nuovo.
Michele.
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Re: Banco Sega

Messaggioda CavalloGoloso » mer 02 gen, 2013 07:35

Una volta i falegnami erano ,professionalmente intendo, tenuti distinti dagli ebanisti, almeno dalle mie parti.
Esiste ancora la categoria degli ebanisti????
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Re: Banco Sega

Messaggioda faggetto » mer 02 gen, 2013 08:51

gmgd ha scritto:Aurelio,
si è come dici tu, io ho un'idea molto vaga di come sono le cose
al di fuori dello "sperone d'Italia",
e si che mi piacerebbe venirlo a conoscere il mondo che sta dalle tue parti,
da noi ci sono olivi secolari che hanno radicato sulla roccia, vedono lago e mare
e vengono battutti da venti fortissimi ma non si muovono,
anch'io ho il timore di aver radicato come loro. :cry:

Tony,
capisco bene la storia di quel tuo amico falegname,
è la storia di tanti, ed è anche la mia, anch' io le cose più belle le ho fatte per me,
cosucce del genere,

[IMG]http://i49.tinypic.com/voc0g9.jpg[/IMG]
Accipicchia,vedo che quì si va alla grande.Bel lavoro complimenti.
A questo punto devo dire la mia.Spesso,quando le persone che non mi conoscono vedono alcuni miei lavori,mi dicono:Ma tu devi cambiare lavoro,ma lo sai quanto valgono questi mobili?Ed io gli dico,si certo,infatti faccio il tassinaro proprio perchè sennò farei la fame,e Dio solo sa quanto mi piacerebbe farlo come mestiere.
Sono rimasti in pochi ad apprezzare questo genere di cose in Italia,e la colpa è per tanti motivi,per tutta una serie di cose....bla bla...che mi sale il veleno solo a parlarne.Bisogna essere coraggiosi per fare l'artigiano in Italia,e parlo di artigiano vero è,non di chi lo fa come secondo lavoro.




Sto caz... di topic sta prendendo una vena nostalgica,
sarebbe forse il caso di chiuderlo?


Felice anno nuovo.
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Re: Banco Sega

Messaggioda Giannone » mer 02 gen, 2013 09:55

Cartouche ha scritto:Ho l'impressione e correggetemi se sbaglio, che l'idea dei laboratori americani che voi avete è quella dipinta dalle varie pubblicazioni americane che sono rivolte in gran parte all'hobbista.
Infatti in queste pubblicazioni non si vedono i laboratori semi industriali dove il prodotto giustifica macchine di ben più grandi dimensioni e dove la costante lotta contro i prezzi e l'orologio fa diventare questi attrezzi indispensabili...................

No Aurelio, secondo me non sbagli affatto. Anche io, nel mio piccolo ho avuto tante riprove che è diffusa solo un'idea molto romantica della falegnameria e in particolare di quella di oltre oceano che le pubblicazioni incentivano, ed a ragion veduta, perchè in fondo sono largamente diffuse nel pubblico degli appassionati ed hobbysti.
Si vede la foto di copertina (che il più delle volte è un set ben congegnato) si vedono determinate lavorazioni e si pensa he la falegnameria sia solo quella e quindi poi si estende mentalmente il concetto al mondo professionale dove le cose sono molto diverse, specialmente da noi, dove il mercato concesso all'artigiano vero e proprio è ristretto e complicatissimo.
Di contro però c'è da dire una cosa, e cioè che da questa grande crisi non si può uscire se non si riscopre la capacità individuale che è uno dei punti di forza dell'artigiano.
Personalmente, visto come stanno andando le cose mi sto sempre più spostando verso un qualcosa che per certi versi somiglia un po' a questi concetti "romantici"; anche perchè detto in tutta sincerità, preferisco mangiare pane e cipolla andandomene in giro con una cassetta con seghe scalpelli e pialle e qualche fidato elettroutensile a far cose che quasi più nessuno sa fare che mangiare pane e cipolla respirando la polvere dell'incisore.
Gianni
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