gmgd ha scritto:Tony,
nella tua risposta esordisci come se non avessi afferrato bene il senso
della mia affermazione, ma poi continui nel senso opposto,
mi spiego meglio:
di piu manualità si dispone e meno si ha bisogno (volendolo) di macchine che
meglio sopperiscono alla mancanza di questa,
che poi a forza di non avvalersi di macchine si affini la manualita
è anche vero ma non è quello che volevo dire io.
Gli americani credo abbiano una maggiore tradizione nella lavorazione
manuale, niente a che vedere con il patrimonio genetico,
basti pensare alla sterminata tipologia di pialle Stanley adatte a coprire
tutte lo scibile delle lavorazioni falegnameresche.
Chi ha fatto l'apprendistato di una volta ( ad esempio io) riesce ad apprezzare
pienamente il vantaggio della macchina e lo vive come un sollievo al gravame
del lavoro, e non come l'unica metodologia possibile.
Potrei anche fare degli esempi.....................
Aurelio secondo me ne trarrebbe solo benefici, ma potrebbe anche infischiarsene
perchè lui può operare anche in maniera differente ma altrettanto efficacie.
Io da sempre sono fautore della doppia opzione manuale/macchina queste
alternativamente hanno il potere di tolglierti dalla mer.....

Ciao, Michele!
Figuriamici se posso pensare che tu possa pensare che gli Americani....
La mia era semplicemente un'affermazione, per così dire, iperbolica infatti ho esordito con "detta così.."
e il ragionamento che ho cercato di svolgere ha solo preso lo spunto dal "Banco sega o dalla squartatrice" e dalle diversità che esistono nella cultura americana rispetto alla nostra avuto riguardo, naturalmente, alla lavorazione del legno ( ma sono convinto valga anche più in generale e in alcuni altri settori nello specifico).
D'altronde, dal canto tuo hai premesso di essere "figlio d'arte" e molto legato ai metodi tradizionali nella lavorazione del legno, quindi non volevo censurare il fatto che trovi più comoda la squadratrice rispetto al banco sega che hai ereditato dal papà. Sei ricco di un substrato culturale ( e ancor di più Aurelio se mi consentì) che, certamente non verrà cancellato per il solo fatto di avere fatto ricorso ad uno strumento tecnologicamente più avanzato di un banco sega come è tradizionalmente inteso e utilizzato massivamente in America.
Chiarito questo, vorrei spiegare meglio il senso del mio discorso:
Ribadisco che le mie sono sensazioni in quanto non sono in possesso di dati che confermino la bontà delle mie affermazioni che, perciò, potrebbero essere delle grandi castronerie, (sono quindi aperto anche a sonore smentite)
Come dicevo ho la sensazione che in America ci sia la tendenza a proteggere il patrimonio di conoscenze, la manualità, le tecniche laboriose, e tutto quanto un falegname ha acquisito con la propria formazione e con la sua esperienza professionale. Credo anche che questa tendenza passi anche attraverso le dotazioni di strumenti che equipaggiano un laboratorio artgianale e, conseguentemente, anche le industrie che producono gli strument stessi.
Per fare un esempio ti invito, se già non lo hai fatto, a dare un'occhiata al sito della Powermatic, o di altri marchi americani, noterai che macchine come quelle loro da noi non vengono prodotte, noterai anche che hanno dei modelli che definiscono "Contractor" che, pur essendo più economici rispetto ai "Cabinet" sono dotati di piani in ghisa e di sistemi di sollevamento - inclinazione della lama realizzati come si deve. Da noi, si salta dal banchetto in lamiera con piani in alluminio e sistema di gestione della lama da codice penale (leggesi Truffa) alle squadratrii che, a comprarle nuove, devi ricorrere a un mutuo.
Come vedi la questione valica i limiti dello strumento in quanto tale per diventare un preciso problema culturale che produce effetti in più direzioni. Da una parte rassicura le future generazioni di falegnami (e tutti quelli che, diversamente da te, non hanno la fortuna di avere alle spalle una tradizione artigiana di vecchio stampo) del fatto che non è necessario dover acquisire le tecniche di piallatura manuale perché tanto c'è la filo spessore che fa tutto, che non è necessario capire come fare ad evitare le scheggiature in uscita perché l'incisore evita ogni problema. (Naturalmente faccio esempi che potrebbero non essere del tutto calzanti ma possono rendere l'idea)
Dall'altra impedisce un giovane artigiano di dotarsi dell'essenziale senza imbrigliarsi con prestiti che, quando avrà finito di pagare, dovrà immediatamente rinnovare per sostituire le macchine già obsolete.
Conseguenza di tutto questo è che molte delle tecniche, ormai non più essenziali per giungere al risultato finale, si perdono nell'arco di un salto generazionale; gli artigiani debbono diventare ragionieri per gestire i vari leasing, finanziamenti e prestiti vari e, per finire, la nostra storia, la nostra sapienza diventerà sempre più evanescente.
La mia, dunque, non è una polemica sull'uso di questo o quello strumento, ma è un discorso che investe la nostra mentalità (quella si, purtroppo, geneticamente condizionata) in generale, molto incline ad accogliere senza indugio quanto ci viene imposto dal mondo della produzione senza cercare di influire a nostra volta su questa.
Mi viene in mente un parallelismo col mondo della fotografia che, sebbene non sia particolarmente calzante e, per certi versi antitetico, col ragionamento svolto potrebbe aiutare a comprendere meglio quello che dico...
Ma magari lo faccio un'altra volta, forse ho detto troppe cose tutte insieme e il discorso è diventato incomprensibile...
