barone rosso ha scritto:L'impianto antideflagrante è una vecchia dicitura della CEI 64/2 , ed era l'estrema ratio su zone particolari, potevi avere altre tipologie meno restrittive AD-FT , AD-SI etc, l'atex è un pò diversa, ripeto zonizzi e cerchi di ridurre il rischio, in ultima fase realizzi impianti particolari o con macchinari dedicati.
Il laboratorio ha zone "a rischio " che vanno valutate, (deposito vernici, solventi, resine, cabina/area di verniciatura, zon adi levigatura, impianto di apirazione polveri, condotti di aspirazione).
Detto questo non è detto che realizzi un impanto EX, questo è il suo nome, ma verifichi zonizzando scusami ma è un materia un pò ostica condivido solo sul fatto che molti faciloni nbanfano sparando a zero su impianti modello star trek non è così va valutato ogni volta e studiato, per capirci il vestito del sarto e quello di grossa distribuzione.
In ogni caso il piccolo laboratorio ha anche lui la possibilità di formazione di miscele esplosive, che questi poi non si inneschino è un 'altra cosa ma ci sono per forza, qiuesto non vuol dire usare impianti ex od altro ancora. Ripeto la testa atex e risolvi molti problemi
ok, ma facciamo un'esempio concreto...
ho il mio laboratorio, spese tante e volevo per ora utilizzare un impianto con prese palazzoli Tais che già ho...
la stessa marca propone le atex, ma solo di prese si tratta di parecchi monetine...
mi chiedevo quindi , non avendo cabine di verniciatura ( vado solo ad olio o mi faccio verniciare da terzi ) , avendo l'aspirazione a norma ATEX , consiglieresti comunque il progetto ad hoc ? nel mio laboratorio ci sono macchine classiche e ogni macchina ha il suo quadro di prese ...