da pier paolo masoni » dom 26 mar, 2017 16:44
Gli eventuali ossidi metallici presenti in tali vernici sono presenti in dosi minime (intorno al 2 per mille) e quindi credo che non possano provocare autocombustione.
In quanto alla durata ed alla qualità delle vernici in base acqua il mio giudizio negativo nasce dal fatto che a volte mi sono trovato ad usarle su pavimenti di cotto o cementine a causa di tempi ristrettissimi richiesti da capitolati d'appalto assurdi. Su tali manufatti in passato venivano usati olio di lino o una normale vernice da legno (olio e una resina) e rifiniti con cera. Il procedimento è questo: olio; 2 giorni perchè asciughi; seconda impregnazione di olio; altri 2 giorni; inceratura. A questo punto è calpestabile; perchè tutti i componenti siano stabilizzati occorrono 15 giorni. Quindi io mi prendevo sempre una quindicina di gg. Ma, come già detto, certi cantieri hanno esigenze particolari. In questi casi sono stato costretto alla vernice all'acqua: asciuga in due ore, quindi tutto il ciclo può ridursi ad una giornata di lavoro! Ma in tal modo ho sempre ottenuto risultati insoddisfacenti. In primo luogo a livello estetico: tali vernici (ne ho provate varie marche, lider sul mercato) danno un effetto bagnato minimo; il materiale sembra arido, non nutrito come col normale olio! Poi ho riscontrato anche problemi di durata. Bisogna anche dire che la “sindrome della casalinga” porta casalinghe ed addette alle pulizie ad usare certi prodotti in modo dissennato, seguendo la logica perversa: se uno fa bene, due fa meglio, e 3 è il massimo”. Di solito consigliavo un certo detergente tensioattivo da usare un bicchiere in un secchio d'acqua. Diluito in tale dose è un tensioattivo neutro. Se usato in concentrazione diversa perde le doti tensioattive, e se concentrato è basico. Certe sciagurate arrivavano ad usarlo quasi puro! Ebbene, in questi casi la vernice in base solvente si dimostrava assai più tenace di quella in base acqua.
Sul legno feci solo una prova che, direi mi diede gli stessi risultati: infissi posti in una zona di mezza montagna (M.900), rivolti verso sud-est. Una vernice composta da olio e resina alchidica, un'altra con la stessa formula ma in base acqua e quest'altra ( http://www.durga.it/tecniche/337.pdf )
Ebbene, dopo 7 anni quest'ultima era ancora pressoché perfetta. La prima era esaurita dopo 5 anni; la seconda dopo 3. Da notare che la Durga usa olio di tung messicano. Quello per eccellenza è sempre stato considerato il cinese. Dalla scoperta dell'America ci è arrivato quello messicano che, però, era considerato scadente. Il titolare, strano e simpatico personaggio che lavora per metà dell'anno in India, mi dice che quello cinese è pressochè inusabile perchè non ha continuità qualitativa, e dopo varie sperimentazioni ha dovuto ripiegare sul Messico. Da notare anche che in passato le vernici erano sempre assai più semplici: olio, una resina e trementina. Pare che la resina più apprezzata dal 500 in poi fosse l'ambra.