E' stato sicuramente il diavolo con la quale viene rappresentata la Stanley #6 a sedurmi.
Comunque ormai la frittata è fatta.
E' completamente anonima, a parte questo logo sulla lama (che per inciso potrebbe non essere originale)
Comunque sembra essere parecchio vecchia, con frog pieno e senza la vite per la regolazione dello stesso.
La rotella per la regolazione della protusione della lama ed i 2 nottolini per il fissaggio dei manici sono in ottone e tutti i filetti, anche se non li ho ancora misurati, sembrano Witworth.
Il level cap ha la forma a toppa.
I due manici sono integri anche se il tote sembra rifatto.
Il knob frontale è del tipo "alto" (come quello dellle Kunz o della #7 anonima che ho) ed è in faggio mordenzato, mentre il tote sembra in quercia e mi ha fatto venire il sospetto che sia stato rifatto artiginalmente (anche se molto bene), non so il perchè ma è una sensazione che ho.
Corpo è bello solido ed il jappaning è originale all'80%.
La lama da 2" 3/8 è abbastanza consumata, ma per l'uso previsto
Due dubbi / considerazioni:
1) a parte quello che si legge in giro, che me ne faccio di una #6?
In questa foto l'ho messa a confronto (solo il corpo, l'ho già smontata e con i pezzi in bagno d'aceto) con le pialle delle due misure che le si avvicinano di più (una Bailey USA #5½ ed una anonima #7) e che tra l'altro montano la stessa lama, si intuisce l'utilità della #6...
2) Come tutti, al momento di acquistare una pialla vintage, do un'occhiata alla lunghezza residua utile della lama, scegliendo, se possibile, quelle che ne hanno di più.
Ma quanto si consuma una lama? Io ne affilo sicuramente meno di 1mm all'anno in quelle con un utilizzo più intenso.
Quindi 30 mm di lama = almeno 30 anni di utilizzo e considerando che solitamente una lama con 30 mm di tagliente utile è considerata già abbastanza consumata.....
Ch.



