Watt x secondo = Joule (energia/calore)
che è a sua volta uguale a capacità termica x aumento della temperatura.
Molte delle assunzioni (come il tempo di intervento nel caso specifico o la tensione residua al punto di corto) che ho fatto sono un po', forse molto, arbitrarie.
Il corto circuito è del resto un caso limite per definizione: equivale in teoria ad un carico di resistenza 0 dove la corrente andrebbe all'infinito, quindi potenzialmente "catastrofico"... se non fosse che i contatti non sono perfetti, spesso accidentali, l'oggetto che fa il corto non è un conduttore perfetto (la forbice) i cavi non sono ideali e diventano il carico, il sistema di fornitura ha a sua volta dei limiti di erogazione, e ovviamente vi sono le protezioni.
Recentemente si è parlato della sezione dei fili, con Stefano
Un fattore che incide è anche questo, ovvero cosa succede in corto se ho cavi troppo lunghi e sottili?
I cavi diventano il carico e quella potenza che andava a fondere la forbice deve essere dissipata dai cavi che si danneggiano. Quindi si potrebbe dire: beata la fiammata che fonde la forbice!
piuttosto che dover ricablare l'impianto...
