Grazie per le istruzioni, le passo a mia moglie.
Mi sa che quando faceva lo yogurt aveva sbagliato completamente il processo.....
Edo ha scritto:Grazie per le istruzioni, le passo a mia moglie.
Mi sa che quando faceva lo yogurt aveva sbagliato completamente il processo.....
littlelion ha scritto:
ma il pane fatto con le macchinette viene bene??? si risparmia su quello o è una cosa fittizia anche lì? è comodo? mio padre al solo accenno del pane in casa ci butta giù dal balcone...
donhaldo ha scritto:L'autoproduzione, e altre azioni individuali (o collettive) volte a perseguire una circolo virtuoso di "decrescita", non dovrebbero essere valutate nei termini ristretti dell'economia di mercato (ci rimetto soldi, ci guadagno soldi), perché essi si pongono proprio in contrapposizione a questa.
Il valore aggiunto dell'autoproduzione si pone nella riduzione e nell'uso più razionale delle risorse limitate del nostro pianeta, riducendo gli sprechi, gli inutili trasporti di merci sulle lunghe distanze (con il relativo carico di ulteriori sprechi ed inquinamenti), nell'avere una qualità migliore della terra, dell'acqua, dell'aria e di ciò che mangiamo, nell'utilizzare le risorse energetiche in modo virtuoso, ecc.
Nell'introduzione del libro di Pallante, citato da Giancarlo, c'é un interessante e anche divertente esempio di come, semplicemente autoproducendosi lo yogurt, si possa innescare un processo virtuoso di uso razionale delle risorse. Ovvio che se lo fa uno solo non si innesca nulla, ma sono piccole azioni individuali e alla portata di tutti che, applicate globalmente, potrebbero ottenere, accumulando gli effetti, grossi benefici ambientali e di benessere collettivo.
Io comunque, che ogni mattina, a colazione, mangio uno yogurt, ho cominciato ad autoprodurmelo e ovviamente, in un anno, mi ritrovo a NON consumare (e quindi a non riversare nei rifiuti) 365 vasetti di plastica, 183 involti di cartone, 365 dischetti di foglio metallico.
Ci rimetto o ci guadagno? In termini monetari non ho fatto il conto e nemmeno mi importa: mi interessa aver ridotto la quantità di rifiuti prodotti e nel contempo poter avere un prodotto di qualità che scelgo io come fare, come aromatizzare, ecc.
Per chi è interessato a questi temi, consiglio anche la lettura, sempre nella collana delle edizioni per la decrescita felici, del libro di Filippo Schillaci, "Vivere la decrescita":
http://www.editoririunitiuniversitypress.it/libri/vivere_la_decrescita.php
nella quale viene raccontata una esperienza concreta di vita "decelerata", in "autoproduzione", volta a ridurre l'impronta ecologica individuale.
Ovviamente, i movimenti per la decrescita hanno i loro "teorici", come ad esempio Serge Latouche.
L'obiettivo è ambizioso e non privo di qualche lato che lascia perplessi circa la realizzabilità a livello globale, ma in ogni caso gli spunti di riflessione non mancano e nemmeno i suggerimenti per tenere un comportamento più consapevole e virtuoso circa i nostri consumi e l'impatto del nostro stile di vita, indotto dall'economia di mercato.
Non abbiamo un pianeta di ricambio, quindi dobbiamo sforzarci di salvaguardare quello che abbiamo, senza pensare che tale obiettivo debba sempre essere in carico alle classi dirigenti: ognuno di noi può contribuire in modo significativo.
grimgor ha scritto:
Riguardo invece al pane fatto in casa:
se non si ha a disposizione un forno a legna, secondo me è meglio lasciare perdere. Ho fatto molte prove in un forno elettrico e non c'è paragone con il pane di un buon forno, anche se ho utilizzato farine di prima scelta e lievito madre.
Edo ha scritto:Quindi vale la pena di spendere 80 Euro per una macchinetta così?:
http://www.onlinestore.it/Macchine-per-il-Pane-Kenwood-BM-256-Macchina-per-il-Pane-.1.15.170.gp.5128.-1.uw.aspx
piekki ha scritto:grimgor ha scritto:
Riguardo invece al pane fatto in casa:
se non si ha a disposizione un forno a legna, secondo me è meglio lasciare perdere. Ho fatto molte prove in un forno elettrico e non c'è paragone con il pane di un buon forno, anche se ho utilizzato farine di prima scelta e lievito madre.
Secondo me la discriminante non e' il forno a legna.
Ma c'e' chi fa del pane eccezionale anche nel forno elettrico.
Sui forum cookaround e coquinaria ci sono molte discussioni in merito, ho visto (ok, non assaggiato) pani bellissimi.
Fare il pane buono si fa, ma richiede una lavorazione lunga, diversi impasti/rimpasti a distanza di ore (no impasto diretto come faccio io),
cura nella lievitazione e nella cottura, un periodo di apprendimento.
Io ho poco tempo il pane lo faccio a impasto diretto con la pasta madre liquida.
Magari non viene come quello del forno con le bolle belle grandi, ma e' leggero e gustoso a noi piace.
(Focacce e pizza invece ci vengono davvero buone anche con lavorzioni piu semplici. E nel forno elettrico)
E poi uso le farine che voglio e dura un sacco, per via della lievitazione un po' acida.
Tra l'altro se si usa la farina integrale la pasta madre e' quasi d'obbligo..
Un libro molto bello (e famoso tra gli aspiranti panificatori casalinghi)
e' quello delle Sorelle Valeria e Margherita Simili di Bologna, "Pane e roba dolce":
http://www.vallardi.it/catalogo/scheda/pane-e-roba-dolce.html
Sui forum di cucina cmq ci sono molte descrizioni fotografiche delle loro ricette (magari spiegate anche un po' meglio),
con risultati apparentemente strepitosi..
ser gio ha scritto: .Edo se un po' ti conosco... credo che ti deluderà!
Meglio un'impastatrice planetaria e usare il forno di casa per la gioia del tuo contatore, certo che se avessi il forno a legna!!
Se si dovesse rompere la nostra prenderei questa, per un uso casalingo ma intenso:
http://www.termafrigo.it/shop/robot-kitchenaid-artisan-bianco.html