da Andrea » sab 07 mag, 2011 22:51
Questo post è indirizzato principalmente al direttore di LegnoLab ed in minima parte alla sua redazione, ma chiunque si senta libero di commentarlo come vuole. Ogni reazione è ben accetta.
Oggi ho ricomprato Legno Lab, dopo diversi mesi che non lo facevo, per leggere l'articolo di Faggetto (di nuovo complimenti, Claudio), ma purtroppo non l'ho trovato molto cambiato da quando ho aperto questo thread.
L'editoriale del direttore è la solita omelia verbosa e autoreferenziale.
Con l'aggravante che stavolta non si capisce neanche bene dove voglia andare a parare.
O meglio: sono io a non capirlo, magari altri capiscono benissimo.
Mezza pagina per dire una cosa lapalissiana e cioè che chi fa una cosa, con e per passione, ci mette più impegno e gli riescie meglio di chi fa la stessa cosa perchè a vario titolo è costretto a farla.
Beh, non c'era da scomodare una ricerca sui chirurghi statunitensi per comprendere una cosa tanto ovvia.
Secondo me l'editoriale è una parte molto importante di una rivista e trovo che sia un peccato specarla in questo modo. Sempre a parlarsi addosso, senza mai volgere lo sguardo fuori dai propri uffici.
Diamine, Paolo, c'è tutto un mondo fuori e tu parli solo del tuo giornale o di te stesso.
Apri internet, ci sono centinaia di blog e decine di forum da cui prendere spunto per dire qualcosa d'interessante.
Fai qualche polemica, apri qualche dibattito, lancia qualche invettiva, santo cielo, hai un mese di tempo per riempire mezza pagina, possibile che non trovi mai niente di interessante da dire in tema legnoso?
Tu hai dei meriti indiscussi e indiscutibili: aver creato e fatto crescere una rivista unica nel panorama italiano, ma se non hai niente di interessante da scrivere lascia quello spazio a qualcuno dei tuoi bravi redattori che magari hanno anche voglia di far conoscere le proprie opinioni oltre alle proprie capacità che già mostrano ogni volta negli articoli.
La rivista continua, secondo me, a mancare di tre figure professionali molto importanti: un disegnatore bravo, un fotografo bravo e un esperto di divulgazione tecnica.
Gli autori sono quasi tutti molto bravi e competenti nel loro lavoro, ma non si può pretendere che uno bravo a lavorare il legno sia anche automaticamente bravo a fare disegni, a fare fotografie e a spiegare in maniera chiara e facilmente comprensibile i vari passaggi e le varie lavorazioni.
Certo, può capitare che uno sia bravo a fare tutte queste cose, ma se non lo è, bisogna affiancargli un professionista che sia in grado di aiutarlo.
Un buon disegno può essere più istruttivo di dieci fotografie, ma ci vuole un disegnatore bravo, non si può sperare di risovere tutto con Google SketchUp.
Io per esempio non sono assolutamente capace di disegnare, ma qui sul forum c'è uno molto bravo a lavorare il legno e i metalli, che si è inoltre dimostrato anche molto bravo a disegnare, Outofstepper. Cosa aspettate ad assumere lui o uno altrettanto bravo?
Anche le fotografie hanno la loro importanza. La scena deve essere ben composta, ci vuole la giusta prospettiva, il giusto punto di riprea e spratutto le luci giuste. Tutte cose che non vendono insieme alle macchinette digitali, ma che richiedono le capacità di un professionista o di un appassionato di fotografia.
Io stesso, che pur ho qualche nozione di fotografia, non sono molto bravo a fare le foto. Quando le rivedo o le pubblico sul mio blog, non è che mi piacciano più di tanto, le trovo abbastanza infantili.
Da una rivista invece mi aspetto delle foto professionali, significative, omogenee e non troppo piccole o troppo scure come troppo spesso mi capita di vedere.
Un divulgatore tecnico è una persona che ha studiato come rendere semplici dei concetti difficlili. Inoltre per scrivere una prosa tecnica, serve un adeguata proprietà di linguaggio.
Io non sono una persona molto intelligente (se lo fossi, avrei compreso al volo il paradosso di Mony Hall che invece non mi ha ancora convinto :-) ), però non sono nemmeno uno stupido, eppure molto spesso devo rileggere due o tre volte certi paragrafi su LegnoLab e alcune volte proprio non li capisco senza aiutarmi con le fotografie (non sempre a portata d'occhio).
Esistono molti libri (che io non ho letto e più in inglese che in italiano) su questo argomento e sono sicuro che esistono anche dei corsi universitari e delle figure professionali esperte nella divulgazione tecnica.
Io per esempio sono un cane quando c'è da scrivere in maniera tecnica (ok, sono un cane anche a scrivere in tutti gli altri modi, però per ora lasciamo stare), quando mi rileggo sento che la mia prosa è pesante e non sempre uso i termini più appropriati, ma da una rivista mi aspetto qualità e professionalità.
Perchè mancano queste figure professionali?
E' una questione di costi?
E' una scelta editoriale o manageriale?
Qual è il giro d'affari della rivista?
Quante copie vengono vendute mediamente ogni mese? Sembra un segreto di stato.
Quali sono gli introiti pubblicitari, i costi vivi e i guadagni? O le perdite?
Mi piacerebbero delle risposte a queste domande, per capire meglio se la rivista è destinata a migliorare o resterà sempre così.
Anche perchè, se non ricordo male, quando c'è stato l'aumento del prezzo di copertina, lo avevi motivato per fare investimenti e per aumentare la qualità.
Da allora sono anche aumentati gli spazi pubblicitari, ma io non ho visto grossi incrementi qualitativi.
Anche l'impaginazione avrebbe bisogno di essere aggiornata e migliorata. Io non sono un grafico, però LegnoLab a volte mi sembra una rivista di elettronica degli anni 80.
Aggiornatevi, diavolo, non credo che ci voglia poi tanto a copiare l'impaginazione e la grafica delle moderne riviste italiane e straniere.
Un altra grave mancanza è una rubrica tipo tips, triks and shortcuts, che è sempre presente su tutte le riviste anglosassoni.
E se è sempre presente un motivo ci sarà no?
Il motivo è che si tratta sempre di una rubrica interessante.
Si tratta di un paio di pagine zeppe di trucchi, consigli e scorciatoie, a volte scritti dai lettori e altre volte dai redattori.
Ma ovviamente serve un bravo disegnatore, perchè altrimenti ogni paragrafo avrebbe bisogno di 4 o 5 foto, quando invece basta un buon disegno.
Dov'è la rubrica delle novità? Ogni altra rivista ce l'ha.
In un mondo che sembra sempre saturo di utensili, ogni mese ci sono nuovi utensili sul mercato internazionale.
Perchè non ne parlate?
Le uniche novità di cui ogni tanto si parla sono quelle vendute da LegnoStore.
Sembra che il resto del mondo, internet compreso, non esista.
Ma LegnoLab è una rivista indipendente o è l'organo pubblicitario di LegnoStore?
Il rapporto con internet poi è praticamente inesistente, i link sono sempre pochissimi. Perchè?
E stendiamo un velo pietoso anche sul sito di LegnoLab che è meglio.
Sembra quasi che tu abbia paura che internet ti porti via lettori (di LegnoLab) e clienti (di LegnoStore). E' così?
Secondo me non devi assolutamente averne paura. Se la tua rivista è qualitativamente buona e i prezzi del tuo negozio sono concorrenziali, non avrai nessuna perdita in entrambi i casi.
La rubrica sulle specie legnose è fondamentale e sempre ben scritta, ma le fotografie...
Su questo numero, a proposito della betulla, ci sono 20 fotografie (22 contando quelle in copertina) di cui 10 (12 contando quelle di copertina) della pianta nello stadio verde ed eretto?
Cosa me ne faccio? Quando ce ne sono 3 o 4 bastano e avanzano. Anzi un bel disegno botanico sarebbe da preferire.
A cosa mi serve una foto del tronco tagliato con la motosega? Se fosse tagliato con una nastro e poi levigato in modo da poter apprezzare il taglio radiale nella sua interezza sarebbe un conto, ma tagliato con la motosega non ha senso.
Ci sono solo 2 foto che mostrano le parti importanti: la venatura e la testa. Troppo poche.
Ci sono 3 foto di una tavola in lavorazione, ma sono troppo piccole e non si vede niente di interessante. Non si vede la venatura, non si vede come viene il taglio con le seghe e non si vede come risulta la superficie dopo la piallatura. Potrebbe essere un legno qualsiasi. Che senso hanno queste piccole foto? Sono solo dei riempi pagina folcloristici?
Poi ci sono 4 foto di manufatti finiti, ma anche queste lasciano il tempo che trovano...
Ci sono addirittura 3 foto della corteccia. E' bella la corteccia della betulla, ma appena possibile viene segata via e buttata nella stufa, quindi a cosa mi servono queste foto.
Fatemi vedere una tavola grezza, poi levigata e poi finita. Questo avrebbe un senso.
E poi ci vuole tanto ad aggiungere una cartina geografica per descrivere la diffusione delle specie citate?
E infine lo spiegherete una buona volta a cosa esattamente vi riferite quando parlate di zone fitoclimatiche denominate Lauretum, Castanetum, Fagetum, Picetum e Alpinetum o dobbiamo andare su internet a cercarcele?
E le storie?
Possibile che non ci siano storie da raccontare?
Non pretendo articoli lunghi ed interessanti come quelli del New Yorker, ma ci sarà pur una qualche storia da raccontare anche in Italia, no?
Per esempio.
In un mondo dove tutti gli utensili vengono prodotti in Germania, in Nord America, in Inghilterra o in Cina, noi in Italia abbiamo una fabbrica, Corradi, che produce raspe innovative, ferri per bastoni e lime di ogni genere. Perchè non mandate qualcuno a fare qualche intervista e qualche fotografia. Raccontate cosa c'è dietro alle loro scelte. Perchè hanno deciso di intraprendere la produzione di un utensile così di nicchia? Come hanno studiato il pattern? Quante ne vendono in europa e nel resto del mondo? Che macchinari usano? Funzionano bene? Costano poco? Costano troppo? Come vanno in confronto alle altre raspe fatte a macchina?
Perchè non scrivete un bell'articolo al riguardo? Perchè queste raspe vengono vendute dalla concorrenza di RMA Tools?
Se questo è il motivo ecco evidenziato uno dei grossi limiti della tua rivista: che è troppo strettamente legata a LegnoStore.
Altro esempio. E sempre a proposito di raspe.
In Italia c'è ancora qualcuno che produce raspe fatte a mano: la ditta Milani.
Beh, mandate qualcuno in toscana a fare interviste e fotografie. Raccontate la loro storia. Mostrate la loro produzione.
Mettetele a confronto con le altre raspe fatte a mano prodotte nel resto del mondo.
Perchè non lo fate? Perchè queste raspe vengono vendute dalla concorrenza di Dieter Schmid? Avete paura di perdere i clienti di LegnoStore se scoprono un webstore interessante e completo come quello di Dieter Schmid?
Ancora un esempio. Le pietre per affilare.
Anche in Italia abbiamo delle miniere di pietre per affilatura.
Mandate qualcuno a Pradalunga a fare qualche intervista e a scattare qualche foto.
Come sono queste pietre? Sono buone o fanno schifo?
E se fanno schifo ce ne sono altre buone in Italia?
Cosa usavano i nostri artigiani 1 o 2 secoli fa per affilare gli utensili? Mai più usavano le pietre giapponesi o quelle americane, no?
Eppure sicuramente Stradivari in qualche maniera doveva pur affilare i suoi scalpelli e le sue pialle, no?
Mandate qualcuno alla scuola di liuteria di Cremona per scoprirlo, no?
E la leggendaria pietra di Candia com'è? E' buona o fa schifo? Capisco che sia una cosa impegnativa, ma sarebbe sensazionale se mandaste qualcuno in Grecia (non è poi in capo al mondo) a raccogliere informazioni su questa pietra.
Di questa pietra ci sono pochissime informazioni, un esauriente articolo al riguardo sarebbe una cosa straordinaria.
Ma poi chissà quanti altri artigiani (del legno e dei macchinari) ci sono in Italia le cui storie varerbbe la pena di raccontare.
Perchè fanno quel lavoro, come lo fanno, è una tradizione di famiglia o una passione individuale?
Per esempio qui sul forum c'è uno che costruisce piedistalli per soldatini. E' una cosa curiosa, no? Io non sono un appassionato del genere, ma un articolo su di lui lo leggeri volentieri. Come è nata la sua passione? C'è molta richiesta in Italia di questi piedistalli? Come li costruisce? C'è una qualche comunità su internet al riguardo? Mandate qualcuno a fotografare il suo laboratorio e i suoi pezzi finiti.
A me un po' dispiace fare tutte queste critiche su questo forum perchè so che ci sono delle collaborazioni in corso e non vorrei pregiudicare i buoni rapporti esistenti, quindi ci tengo a sottolineare che queste sono tutte mie opinioni personali che non riflettono in alcun modo quelle dei tenutari del forum.
Ma io stesso mi sto mettendo in gioco visto che mi è stato sommariamente chiesto di collaborare con la rivista e con queste critiche mi sto pregiudicando la possibilità di farlo.
Eppure credo seriamente e onestamente che si tratti di critiche costruttive e ben argomentate.
Voi mi direte: "Se non ti piace LegnoLab, perchè perdi 3 ore di tempo a scrivere questo post quando potresti più semplicemente evitare di acquistare la rivista e metterti il cuore in pace? Se non ti piace un programma televisivo puoi semplicemente cambiare canale o spegnere la televisione, perchè non fai la stessa cosa con LegnoLab?".
Non avete tutti i torti.
Il fatto è che, se anche ho venduto la mia collezione di Legno Lab, sento ancora di esserci affezionato (ok, probabilmente è da stupidi affezionarsi ad una rivista, ma cosa ci volete fare, ognuno ha le sue tare) e mi piange il cuore a vedere questa rivista che non riesce a fare il salto qualitativo da amatoriale a professionale.
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Andrea il sab 07 mag, 2011 23:07, modificato 1 volta in totale.